Nocargoparma: “Mai nessuno parla della sicurezza dell’aeroporto Verdi”

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In questi mesi ogni volta si è parlato di aeroporto di Parma si è associato il positivo aumento delle destinazioni e quindi del numero dei voli, l’opportunità di voli per destinazioni più lontane e quindi aerei più grandi … mai nessuno che abbia mai citato la questione della sicurezza.

Eppure le norme aeronautiche dell’Organizzazione Internazionale per l’Aviazione Civile sono molto rigorose perché l’incolumità delle persone deve essere sempre messa al primo posto, perché gli incidenti aerei accadono, perché l’80% degli incidenti avviene nelle fasi di decollo e atterraggio, perché il rischio incidente aereo aumenta con l’aumentare del numero dei voli e delle dimensioni degli aeromobili.

Ecco perché la conformazione urbanistica dell’intorno di un aeroporto risulta una questione importantissima. Con l’aiuto di un esperto, abbiamo riprodotto sul nostro aeroporto l’incidente avvenuto nel 2016 ad Orio al Serio che ha visto un aereo cargo uscire fuori pista in fase di atterraggio.

L’aeroporto di Bergamo in testata di pista ha un tratto di “spazio” vuoto che ha consentito che il fuori pista non facesse vittime e particolari danni.

A Parma questo spazio vuoto, invece, contiene la ferrovia Milano-Bologna che sarebbe stata tranciata in due, la tangenziale di Parma e un buon numero di abitazioni della zona di Via Zanardelli.

 

“I cimiteri sono pieni di persone indispensabili”, l’eccezione è Michele Guerra per il centrosinistra di Parma (di Andrea Marsiletti)

 

Eppure nella narrazione dell’affair aeroporto di Parma la sicurezza è la grande assente, tant’è che solo dopo quattro anni dalla presentazione del Masterplan che prevede l’allungamento della pista e quasi un anno dal voto favorevole a quell’allungamento il Comune di Parma nomina un consulente per stilare il Piano di Rischio, e cioè quel documento che contiene le prescrizioni finalizzate alla tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica, con lo scopo di “rafforzare” i livelli di tutela nelle aree limitrofe agli aeroporti.

Nel frattempo, quanti permessi a costruire sono stati autorizzati nelle zone di rischio? Quanti cittadini sono stati messi nella condizione di vivere in zona di rischio magari senza nemmeno saperlo?

Come mai sono stati spesi milioni di euro per ricostruire una scuola in zona di rischio quando si sapeva che sulla testa dei bambini si sarebbero fatti passare molti più aerei in decollo e aeromobili più grandi, anziché mettere al sicuro i bambini in una scuola fuori dalla zona di rischio e fuori dal rumore aereoportuale?

Siccome il rischio generato dal volo rispetto al territorio è strettamente legato al livello di antropizzazione del territorio stesso e l’aeroporto di Parma è già inserito all’interno del territorio urbanizzato, perché sì è aspettato tanto a limitare la presenza umana nell’intorno aeroportuale e di individuare le attività non compatibili a causa della potenziale amplificazione delle conseguenze?

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