Prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico: un summit a Parma sui modelli virtuosi

Lombatti
Da sinistra: Irene Priolo, Francesco Vincenzi, Francesca Mantelli e Fabrizio Useri

Secondo le più recenti stime, frutto del capillare monitoraggio realizzato annualmente dall’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale, la superficie nazionale potenzialmente soggetta al fenomeno del dissesto idrogeologico, a frane, alluvioni ed erosioni interessa, più o meno direttamente, il 94% dei comuni italiani e per quanto concerne i fenomeni franosi la percentuale è aumentata del 4% rispetto al 2017. Con quasi 3 milioni di persone esposte al rischio è proprio l’Emilia-Romagna la regione che proietta i valori più elevati, seguita dalla Toscana con 1,8 milioni.

Le frane attive nel nostro territorio in area montana e pedemontana sono numerosissime: ben 80 mila quelle censite dalla Regione, tra attive e quiescenti; e la costante attività di manutenzione e prevenzione si è fatta sempre più incessante quanto necessaria portando ad una azione comune, integrata e semplificata, rispetto al passato, le stesse amministrazioni pubbliche ed enti operativi come i consorzi di bonifica che tengono costante il presidio nelle Terre Alte. Gli interventi progettati e realizzati sono ogni anno molteplici, di diversa natura e tecnica applicata, ma con il comune denominatore della salvaguardia e dello sviluppo del comprensorio come precondizione per mantenere l’opportunità di difendere l’economia locale e la qualità ambientale.

E proprio alla luce di questi bisogni della zona Appenninica che il Consorzio della Bonifica Parmense, in occasione del Centenario della moderna Bonifica che si celebra quest’anno, ha organizzato – di concerto con l’Università di Parma, l’Ordine degli Ingegneri di Parma e ANBI e con il sostegno della Regione Emilia Romagna – un focus di approfondimento sul tema in grado di presentare non solo le attività svolte in queste aree , ma al contempo, alla presenza dell’Assessore Regionale all’Ambiente difesa del suolo e della costa, Protezione civile Irene Priolo e del Presidente Nazionale di ANBI Francesco Vincenzi, una serie case history modello grazie ai quali poter incrementare il livello della mitigazione e la qualità della sicurezza. L’incontro, coordinato dal giornalista Andrea Gavazzoli, è stato aperto da Francesca Mantelli, presidente della Bonifica Parmense, che si è soffermata sull’attività montana del Consorzio, attività dettagliata in corso di workshop dal direttore generale Fabrizio Useri (vedi allegato).

Gli interventi sui modelli virtuosi e sulla concertazione e condivisione degli iter per snellire le tempistiche procedurali sono sono stati approfonditi da: Gabriele Bertozzi (Servizio Sicurezza Territoriale e Protezione Civile Parma), Manuel Cortesi (Consorzio Bonifica Parmense), Francesca Dallabetta (Consorzio Bonifica Renana), Matteo Baricca (Consorzio Emilia Centrale). Inoltre, sul tema della prevenzione dei fenomeni franosi indotti dalla pioggia mediante l’impiego di tecniche di ingegneria naturalistica, hanno relazionato Lorella Montrasio oggi docente all’Università di Brescia, il ricercatore dell’Università di Parma Michele Gatto e Chiara Miodini della Bonifica Parmense. Infine Daniele Cazzuffi, coordinatore scientifico di AssINGeo, ha illustrato la positiva funzione di rinforzo dei versante grazie all’uso dei geosintetici.

“Il centenario della bonifica moderna ricorre in quello che può considerarsi ‘l’anno zero’ per il mondo consortile, poiché ricco di sfide da affrontare e vincere insieme – sottolinea la presidente della Bonifica Parmense, Francesca Mantelli. Sappiamo che possiamo farcela, la Bonifica moderna è operativa e dinamica in numerosi ambiti: agricolo, ambientale, sociale, economico. Il territorio montano del Parmense rappresenta i due terzi dell’intera provincia: un areale vasto che merita attenzione e sul quale verte l’importante focus di oggi”.

“L’Emilia-Romagna è una delle regioni più fragili d’Italia, abbiamo censito più di 80 mila frane, di cui il 30% sono proprio qui, nel Parmense – evidenzia Irene Priolo, assessore all’Ambiente della Regione Emilia-Romagna – e dunque il momento di oggi è molto importante per affrontare in modo innovativo queste criticità, insieme alla collaborazione con ANBI e i Consorzi di bonifica che, per noi, sono partner fondamentali nella lotta alle criticità geomorfologiche”.

“Nell’epoca del climate change l’apporto e il lavoro dei Consorzi di bonifica è capillare – ribadisce Francesco Vincenzi, presidente nazionale di ANBI – perché quando la montagna è correttamente gestita diventa un’opportunità anche per la pianura: infatti le diverse piovosità che si verificano sui territori a causa dei mutamenti climatici, se gestite al meglio, possono consentire ai territori di valle di beneficiare di quella risorsa idrica indispensabile all’irrigazione che, in tempi di scarsità idrica è più che mai preziosa per le nostre colture”.