Quei runner che per fermarli bisogna mettergli le manette

Anche ieri ho visto un runner correre per le strade della città.

Sembra incredibile, ma ce ne sono ancora in azione, che se infischiano bellamente delle leggi, esibendosi in calzoncini e magliette fosforescenti come i giubbotti della polizia stradale, orgogliosi della loro cavalcata, sfidanti i controlli delle forze dell’ordine.

E pensare che le regole sono inequivocabili, ribadite anche ieri dal comunicato stampa della Regione: “L’ordinanza conferma le misure già in vigore, a partire dal divieto di jogging o passeggiate”. Quel sant’uomo del commissario regionale ad acta all’emergenza Coronavirus, Sergio Venturi, è ormai giunto allo sfinimento a forza di ripeterlo.

Pure una persona accomodante come il Presidente Bonaccini era sbottato davanti a cotanta testardaggine: “Se qualcuno mi viene a spiegare che rinunciare al jogging è un problema drammatico, lo prendo con me e lo porto a vedere i reparti ospedalieri covid”.

La conseguenza di tutto ciò è che poche altre categorie sono oggi nell’opinione pubblica così screditate e insopportabili come quella dei runner ai tempi del coronavirus. Se oggi parli di loro vedi nello sguardo della gente i segni dell’insofferenza, financo del disgusto.

Ma non bisogna esagerare perchè, si sa, un buon capro espiatorio vale quasi quanto una soluzione.

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Sarebbe insensato additare questi appassionati del jogging come gli untori che hanno propagato il contagio, così come generalizzare questa fastidiosa cocciutaggine a tutti. Come spesso accade è una ristretta minoranza che squalifica l’intera categoria. Tutte le associazioni podistiche e la stragrande maggioranza dei corridori ha smesso da tempo di sfiorare la gente che cammina sui marciapiedi per non perdere la scia, di alitargli e ansimargli addosso, di sprizzare nell’aria le loro gocce di sudore.

Non si erano mai visti tanti jogger sulle strade della città come nei giorni del lockdown di metà marzo. Avevano ritirato fuori le scarpette anche quelli che l’ultima volta che le avevano messe era stato alla corsa campestre delle elementari.

Qualche giorno fa un runner è finito pure in manette, scappando alla vista dei controlli della volante e poi aggredendo i poliziotti.

Ma non mancano gli esempi positivi di runner, come Stefano Gregoretti di Riccione, uno che non zampetta in Cittadella per buttare giù la pancia, ma che ha compiuto autentiche imprese di corsa in tutto il mondo, dal Cile al Canada fino al deserto della Namibia. Per rispettare le regole, ogni giorno Gregoretti fa 10 o 20 km correndo nel giardino di casa, con 200 (o 400) giri intorno alla sua abitazione. “La più grande sfida oggi è proprio restare a casa, per combattere il virus” ha dichiarato.

E’ da queste bellissime parole che mi piace pensare possa ripartire la reputazione dei runner. Sono giorni di colombe pasquali, anche a loro va data l’occasione per il riscatto.

Andrea Marsiletti

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