Ricerca su giovani e Covid19: gli adolescenti di Parma più forti e maturi di quanto pensassimo

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Lombatti

Un’esperienza orribile da non voler più ripetere (30%), ma che è stata superata inventandosi mille cose (37%) e che ha anche aiutato a maturare (29,7%).

È il pensiero degli studenti del Bodoni e dell’ITIS Leonardo da Vinci di Parma, che hanno preso parte insieme ai coetanei delle scuole di altre 4 città italiane – Udine, Pavia, Mondragone e Catania – a una ricerca promossa da Lactalis Italia nell’ambito del progetto “La coscienza di Zeta”, sviluppato nei territori dove il Gruppo Lactalis è presente con i propri stabilimenti produttivi, con lo scopo sia di far emergere lo sforzo psicologico sostenuto negli ultimi mesi dalle giovani generazioni sia di individuare, attraverso il loro contributo diretto, idee e proposte per il futuro. Tante le attività sviluppate: due webinar – uno per gli studenti e uno per i genitori – con esperti psicologi e talent amati dagli adolescenti, un contest ideato per permettere agli studenti di raccontare il loro stato d’animo con una foto, un disegno o un video, una gara fra tutte le scuole per ideare un progetto in grado di aiutare gli adolescenti a recuperare il disagio maturato nei mesi di distanziamento sociale e che verrà realizzato nella città della scuola vincitrice.

I risultati in un certo senso ci confortano: non solo la pandemia non ha privato i ragazzi della capacità di affrontare le difficoltà, ma addirittura ha messo in risalto la loro forza d’animo, generando nuova fiducia per il futuro da cui anche le generazioni più adulte possono trarre insegnamento. Gli adolescenti rappresentano il capitale sociale su cui costruire il futuro del nostro Paese: per questo, all’interno delle iniziative di Lactalis Italia a sostegno delle comunità, abbiamo dato vita al progetto La Coscienza di Zeta: un modo per ascoltarli in prima persona e aiutarli in una adolescenza stravolta. Con questo progetto, abbiamo scoperto che forse occorre abbandonare la percezione di una generazione senza idee e poco attiva: leggendo più attentamente i loro atteggiamenti questa ricostruzione non convince pienamente”, afferma Vittorio Fiore, Direttore Comunicazione, Regulatory e Public Affair di Lactalis Italia.

La ricerca è stata realizzata con la collaborazione con l’Associazione Laboratorio Adolescenza e a rispondere è stato un campione di 770 studenti (322 femmine e 408 maschi), non rappresentativo della popolazione nazionale, ma senz’altro indicativo del sentiment della Generazione Zeta. Gli studenti delle due scuole parmigiane complessivamente coinvolti sono stati 207.

Venendo ai dati, il periodo pandemico è stato mediamente gravoso per un terzo degli studenti parmigiani sondati (32,8%) tuttavia complessivamente emerge come venga affrontato con una discreta capacità di risposta.

GLI ADOLESCENTI PIU’ FORTI E MATURI DI QUANTO PENSASSIMO

Se il 30% del campione dà un giudizio negativo dell’esperienza vissuta, un ulteriore 37,4%, pur dichiarando le difficoltà affrontate, afferma di aver comunque trovato il modo di gestire le conseguenze imposte dalle restrizioni sociali attraverso l’investiva e la creatività. Interessante osservare come quasi la metà del campione (29,7%) riesca addirittura a trovare dei risvolti positivi in riferimento alla propria maturazione.

DAD? OLTRE 6 STUDENTI PARMIGIANI SU 10 NON NE POSSONO PIÙ

Riguardo le previsioni sull’anno scolastico in corso? La grande maggioranza si dimostra cauta, ma si augura di non tornare più in Dad (65,4%). Troviamo poi un 23,5% di “pessimisti” che profetizza il ritorno in Dad, mentre l’11,1% si abbandona ad un facile ottimismo dando la pandemia per ormai superata.

RAPPORTO CONFLITTUALE CON I GENITORI? NO PER 7 ADOLESCENTI SU 10

Lockdown e restrizioni sembrano aver influito poco sul rapporto con i propri genitori, rimasto inalterato per il 72,8% del campione. Il 14,8% degli adolescenti parmigiani afferma che la pandemia ha aiutato a dialogare di più con i propri genitori, mentre il 12,3% dichiara che la convivenza forzata è stata pesante e ha peggiorato il rapporto con i propri genitori.

COSA È MANCATO DI PIÙ? IL TEMPO CON GLI AMICI

Analizzando ciò che più è mancato durante la pandemia e che si teme non possa essere più recuperato, al primo posto, troviamo nettamente il tempo dedicato agli amici (45,1%). Ma anche l’aver perso per due anni la possibilità di fare viaggi e soggiorni studio all’estero (22,3%) o nuove conoscenze (21,6%). Il 10,4%, infine, fa riferimento ad eventi persi ed irripetibili quali, ad esempio, la festa dei 18 anni, la gita di fine anno scolastico o altri eventi simbolici.

LA NORMALITA’ SPERATA: UNA FESTA O UN VIAGGIO CON AMICI

Riguardo un evento che possa in qualche modo simboleggiare il ritorno alla normalità per quanto attiene i rapporti sociali, Il 67% degli adolescenti parmigiani auspica di poter presto tornare a organizzare feste con gli amici (67%) o organizzare un viaggio (67%). Solo al terzo posto la necessità di tornare a passare più tempo con il rispettivo fidanzato/a (62%).

RIPARTIAMO DALL’ASCOLTO DEI GIOVANI

Ma quanto saranno utili le idee e le opinioni degli adolescenti per far ripartire nel modo migliore la società post pandemia? Circa 7 adolescenti su 10 (68,5%) pensano che saranno molto utili perché ritengono che la Generazione Z sia proprio “quel futuro da ricostruire” e perché possono rappresentazione uno “stimolo positivo per gli adulti”. Appena il 12,37% si “chiama fuori” sostenendo che la “ripartenza” non è tema che riguarda gli adolescenti, mentre il 19,1% ritiene, pessimisticamente, che gli adolescenti non verranno ascoltati.

“Questo grande ottimismo da parte degli adolescenti relativamente a quanto verranno ascoltati dal mondo adulto nel progettare al meglio la ripartenza dopo la pandemia, in realtà – seppure piacevolmente – un po’ ci sorprende. Non c’è da escludere, considerando che il campione al quale ci siamo rivolti è circoscritto alle scuole in cui stiamo portando avanti il progetto La Coscienza di Zeta, che un po’ abbia influito a generarlo proprio il nostro averli resi assoluti protagonisti. E questo conferma, ancora una volta, che gli adolescenti sono molto più disponibili e pronti a collaborare se sappiamo adeguatamente responsabilizzarli e non pretendiamo, in ogni occasione, di parlare loro ex-cathedra”, afferma Maurizio Tucci – Presidente Laboratorio Adolescenza.