San Valentino in Transnistria, mano nella mano sotto la statua di Lenin (di Andrea Marsiletti). FOTO

C’è chi mette le manette o una maschera, chi frusta, chi soffoca… chi porta la sua compagna a festeggiare San Valentino in Transnistria.

La Transnistria è uno Stato “fantasma”, non riconosciuto da alcun Paese dell’ONU, che si trova tra la Moldavia e l’Ucraina. Protetta dall’esercito russo, si è autoproclamata unilateralmente Stato indipendente dotandosi di una propria Costituzione, di un Governo e di un Parlamento elettivo. E’ conosciuta come “l’ultima Repubblica socialista sovietica” perchè ha ancora la falce e il martello sulla bandiera nazionale, la polizia si chiama KGB, la moneta è il “rublo”, le vie dedicate agli eroi Lenin e Marx. (leggi: INTERVISTA – Vice Ministro degli Esteri della Transnistria, lo Stato indipendente non riconosciuto dall’ONU: “Non rinneghiamo l’Urss, ma l’Urss non c’è più. Ci piacerebbe conoscere Salvini”)Già, non c’è gesto d’amore più intimo che camminare mano nella mano lungo la via centrale “Rivoluzione d’Ottobre” che attraversa la capitale Tiraspol come una freccia di Cupido (Leggi: Percorrendo la via della Rivoluzione d’Ottobre in Transnistria. FOTO). Camminare mano nella mano è un dono che nella vita si riserva solo a chi si ama per davvero. L’attrazione fisica non è sufficiente per concedersi così tanto e senza riserve. Del resto un certo substrato puritano e trattenuto ha sempre accompagnato la morale del comunismo. Sono la dedizione, la disciplina, il ritegno, la serietà, il decoro i valori che devono improntare la vita privata dei comunisti, non il sesso.

A San Valentino la colazione è d’obbligo all’ovattato Love Bar, tenero, addobbato di cuoricini.

Con un po’ di fortuna riesci a trovare un tavolo libero al Kumanek, il ristorantino più romantico di Tiraspol, per una cena a lume di candela, con i cuori rossi appesi ovunque sul soffitto che si confondono con le stelle, rosse, della rivoluzione.

Passata la Casa dei Soviet, arrivi alla sede del Parlamento, e scatti quella foto sotto la statua di Lenin con al collo la krama dei khmer rossi che ti sei portato dall’Italia per darti quel tocco rivoluzionario. Pensavi che uno scatto del genere l’avresti fatto solo se te lo avesse ordinato la Polizia. Ma l’hai fatto. Non avresti voluto fare altro. E poi, vent’anni dopo, quando quelle immagini ti ricapiteranno davanti agli occhi, dirai: “Com’ero giovane, com’ero felice, come sono stati irripetibili quei giorni in Transnistria.”

Illuminati dalla luce del firmamento, sotto gli occhi di Lenin, le rivolgi quella domanda che fino ad allora non avevi mai avuto il coraggio di fare: “Perchè a Tiraspol non ci sono statue di Stalin?”

Tu pensi che la propaganda di Krusciov è arrivata anche in questo Paradiso dei lavoratori.

Lei non ti risponde… ma se è ancora lì vuol dire che ti ama, tanto. Troppo.

Neppure alla Lubjanka ci furono confessioni d’amore più sincere.

Andrea Marsiletti