Troppa confusione nel Pd di Parma: prenda una posizione sul pizzarottismo vincolante per tutti (di Andrea Marsiletti)

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Con l’avvicinarsi delle elezioni comunali di Parma le spinte dentro il Pd si accentuano, le opinioni e le esternazioni si moltiplicano, così come le strategie per stringere o negare l’alleanza con Effetto Parma di Federico Pizzarotti.

Nessuna novità, per amor di Dio.

L’ultima posizione è quella “consulenziale” espressa nei giorni scorsi dalla segreteria provinciale che dichiara la “disponibilità del Partito Democratico a offrire spunti per migliorare l’azione amministrativa in quest’ultimo anno dell’attuale giunta“. (leggi_Pd)

E pensare che poche settimane prima il Gruppo consiliare aveva chiesto le dimissioni dell’assessora Laura Rossi, in questi anni ci sono stati i voti contrari a tutti i bilanci delle Amministrazioni Pizzarotti, una campagna elettorale nel 2017 capeggiata dall’allora candidato sindaco Paolo Scarpa e dall’ex capogruppo Nicola Dall’Olio durissima e incentrata proprio sui fallimenti attribuiti alla giunta Pizzarotti.

Le divisioni sono esplicite anche sul modello: la segreteria provinciale propende per “un ruolo da protagonista del Pd in un campo largo di alleanze nell’alveo del modello virtuoso dell’Emilia Romagna“, altri chiedono le primarie (leggi_1_Lavagetto -, leggi_2_Rutigliano).

Già, le primarie, che sono la prima opzione su cui il Pd è chiamato obbligatoriamente a pronunciarsi, per statuto, la cui celebrazione o non celebrazione deve essere decisa dall’Assemblea cittadina, non dalla segreteria provinciale che non ha alcuna competenza statutaria a riguardo. Quindi, prima o poi, si arriverà inevitabilmente al coinvolgimento dell’Assemblea cittadina, che scade in autunno e di cui è da ricostruire la composizione facendone oggi parte membri che non hanno rinnovato la tessera del Pd, e che quindi sono decaduti.

Quanta confusione!

In questo marasma, a pensarci bene, le parole più di buonsenso le aveva pronunciate l’assessore Michele Alinovi alla festa dell’Unità di questa estate, quando pose la chiarezza politica come precondizione: “Se si vuole fare un pezzo di strada insieme, tutti e due dobbiamo fare un passo indietro per farne due in avanti. Come? Credo che il Pd debba riconoscere il buon lavoro che l’Amministrazione comunale uscente ha fatto negli ultimi dieci anni, senza che ciò significhi prendere il pacchetto completo.” (leggi_Alinovi)

Parole sacrosante!

A ormai un anno dalle comunali il tempo stringe, e per il Pd di Parma è davvero arrivato il momento di fare una riflessione di merito e definitiva su quello che è stato il pizzarottismo. Sarebbe un percorso più serio e produttivo di quello delle parole di corteggiamento alternate a quelle di ostilità che altro non può produrre che perdite di tempo e un’incertezza logorante la reputazione e il consenso del partito. Gli elettori poche cose non sopportano come le contraddizioni che disorientano, il tatticismo esasperato, lo stallo che blocca ogni elaborazione progettuale essendo indefinita la direzione politica.

Lo scontro, democratico, tra le varie posizione interne al Pd di Parma è non più procrastinabile perchè, dopo 9 anni di opposizione, l’eventuale alleanza con Effetto Parma ha bisogno di tempo per sedimentare e diventare credibile agli occhi degli elettorati di entrambi.

Anche i passaggi devono essere logici.

Si sciolga il nodo se fare o non fare le primarie (decisione preliminare a tutte le altre). Se i 3/5 dell’Assemblea cittadina riterrà le primarie non necessarie, il Pd si formi un’opinione sul modello di alleanza: riproporre la coalizione di Bonaccini (che nulla è se non la classica alleanza di centrosinistra, dalla sinistra a Italia Viva, guidata da un esponente del Pd, alla quale si sono aggiunti nella lista del Presidente due candidati di Effetto Parma che in città hanno raccolto 1.500 voti e non sono stati eletti), oppure, a seguito di una valutazione sul consenso della giunta uscente, prendere in considerazione la possibilità di sostenere la candidatura a sindaco di un assessore della giunta Pizzarotti. Oppure di un solo suo assessore. Di quello trasversale. Di quello predestinato.

A quel punto verrà assunta una linea vincolante per tutti.

E se qualcuno non ci sta, ci sarà modo per farsene una ragione: “I cimiteri sono pieni di persone indispensabili” diceva Benjamin Clemenceau.

Andrea Marsiletti