INTERVISTA – Pietro Marocchi: “Ecco perchè diciamo no alla fusione tra Colorno e Torrile”

Nel mese di ottobre si voterà a Colorno e Torrile per il referendum per la fusione dei due Comuni. Abbiamo intervistato Pietro Marocchi, presidente del Comitato “No Fusione imposta Colorno-Torrrile “.

La campagna referendaria sulla fusione tra i Comuni di Colorno e Torrile è entrata nel vivo? Se ne parla in paese?

Se per “ entrata nel vivo “ si intende la presenza sul territorio di chi sostiene il NO e di chi il SI’, pensiamo che ancora non si ha questa sensazione. L’ unica voce che i cittadini sentono è quella del nostro Comitato, dall’altra parte tutto tace. Sembra che il SI’ abbia interesse a mantenere l’indifferenza fra gli abitanti dei due Comuni. Si pensi che nelle plance elettorali saranno presenti solo i manifesti per il NO! Durante gli incontri che abbiamo organizzato i cittadini chiedono a noi quali sono le motivazioni del SI’, che cos’è lo studio di fattibilità e come sarà, se vincesse il SI’, l’assetto del nuovo Comune. Addirittura ci vengono chieste le modalità di voto.

Quali le ragioni del No?

Pur riconoscendo positiva la scelta strategica della fusione, non ne condividiamo i modi con cui le Amministrazioni hanno prodotto la “Studio di fattibilità” e nemmeno i tempi che riteniamo non siano adeguati a una scelta di tale portata. Ricordiamo che la fusione fra Comuni è una scelta irreversibile. Manca una progettualità della fusione, quale sarà il ruolo del nuovo Comune. Il fatto che le forze che hanno proposto questo percorso di fusione, ovvero sostanzialmente il PD, non stiano facendo campagna elettorale, probabilmente è dovuto al fatto che cominciano a avere dubbi su come, in caso di vittoria del SI’, dovranno gestire un il nuovo Comune, che avrà circa 17 .000 abitanti, che dovrà coniugare la vocazione industriale di San Polo, con quella turistico-commerciale di Colorno. Senza dimenticare che il nuovo Comune avrà due centri abitativi principali, Colorno e San Polo, uno un poco più piccolo, Torrile, e circa una decina di frazioni. Probabilmente anche il fronte del SI’ ha capito che fondere due Comuni non significa solo cambiarne il nome.

Perché nel nome del Comitato avete inserito la parola “imposta”?

La fusione di Comuni, anche se complementari fra loro, non può avvenire se non dopo aver ascoltato i cittadini, le associazioni di categoria e tutte le realtà presenti sul territorio. L’impegno che le Amministrazioni avevano assunto nel documento, a firma dei due sindaci e pubblicato sulle rispettive pagine web, diceva che è però essenziale che tale percorso sia conosciuto e partecipato dalle due Comunità, in modo che lo studio stesso possa essere arricchito con i contributi di tutti/e che ogni dubbio o perplessità possano essere soddisfatti. Non ci risulta che ciò sia avvenuto, se non dopo che lo Studio di Fattibilità era già stato stilato. Da quello che ci risulta una buona parte del personale dei due Comuni nutrono perplessità su questo percorso, proprio perché manca l’indirizzo politico. L’indirizzo che doveva essere dato, in primis, dalle forze di maggioranza che hanno accelerato l’iter della fusione.

Da qui al 7 ottobre come pensate di organizzare le attività del Comitato?

Abbiamo già iniziato ad essere presenti durante i mercati e incontri nelle frazioni dei due Comuni. Continueremo ad organizzare incontri nelle frazioni e nei due centri principali. Vogliamo sottolineare che abbiamo invitato a partecipare a questi incontri anche i sostenitori del SI’, ad iniziare dai due sindaci, ma fino ad ora nulla. Invieremo il calendario degli incontri ai promotori del SI’ con la speranza che si ricordino che il contraddittorio è l’ anima della democrazia e che i cittadini hanno il diritto di essere informati.

M5S, Lega, Forza Italia, partiti di sinistra si sono tutti schierati per il No. Per il Sì, sostanzialmente, solo il Pd. E’ lo stesso schema del referendum costituzionale perso da Renzi?
No. Le posizioni dei partiti e del M5S sono diverse: mentre per la proposta di fusione tra Colorno e Torrile si schierano per il NO, a Sorbolo e Mezzani sono per il SI.

Pensiamo che il SI’ alla fusione di Sorbolo e Mezzani sia conseguente al fatto che questi due Comuni hanno, da anni, condiviso tutto nell’Unione Bassa Est. Il NO per Colorno e Torrile è spiegabile sia per una mancata condivisione del progetto con la cittadinanza sia perché è ormai statisticamente provato che la fascia dei comuni tra 5.000 e 10.000 abitanti è quella che consente una dimensione ottimale perché, da un lato, consente il mantenimento di una dimensione a misura d’uomo e, dall’altro, coniuga questo aspetto con la capacità dell’Ente comunale di offrire buoni servizi, realizzando economie di scala che consentono l’ottimizzazione delle risorse. Questa fascia, peraltro, è quella in cui è stata osservata nei Comuni la più bassa spesa pro capite delle funzioni di amministrazione generale.

In ogni caso il nostro comitato, pur avendo all’interno persone con sensibilità politiche differenti, è assolutamente apartitico e ha l’unica funzione di fermare l’avventurismo di chi vuole imporre un processo di fusione senza un’adeguata informazione e condivisione. L’8 ottobre, quale che sia l’esito del referendum, il Comitato verrà sciolto, per venir meno della sua funzione.

Andrea Marsiletti