Punti nascita, approvata risoluzione Pd, Si e Prodi (Misto): assicurare presenza in montagna. Rivalutazione della chiusura di Borgotaro

“Assicurare la presenza di punti nascita nelle zone disagiate, con particolare riferimento a quelle di montagna”.

L’Assemblea legislativa approva risoluzione del Partito democratico, primo firmatario Paolo Zoffoli, sottoscritta anche da Sinistra italiana e Silvia Prodi (Misto), per sollecitare il governo regionale a proseguire il confronto con il ministero al fine di rivalutare, nel nuovo patto per la salute, la riapertura delle strutture chiuse a partire dal 2014. Da un recente incontro tra la ministra Grillo e il presidente Bonaccini è, appunto, emerso il proposito di ridiscutere l’accordo Stato-Regioni del 2010 sulla chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti all’anno.

Convinta dunque la presa di posizione della maggioranza per rivalutare la situazione dei punti nascita di Castelnovo ne’ Monti, nel reggiano, Borgotaro, nel parmense, e Pavullo nel Frignano, nel modenese, oltre ad Alto Reno Terme (Porretta Terme), nel bolognese.

“Il nostro percorso sui punti nascita è stato estremamente lineare”, ha rimarcato Zoffoli in aula. In marzo, ha aggiunto, “dovrebbero arrivare le risultanze degli incontri tra il governo regionale e quello nazionale”. Prendiamo l’impegno, ha concluso, “di monitorare in commissione l’iter del nuovo percorso”.

Silvia Prodi (Misto) ha criticato la scelta di chiudere punti nascita, “così le donne hanno meno diritti”. Le donne, ha quindi rimarcato, “devono avere il diritto di partorire in sicurezza, anche in montagna”.

Oltre a Zoffoli e Prodi, l’atto d’indirizzo è stato sottoscritto anche da Yuri Torri, Igor Taruffi, Silvia Prodi, Roberta Mori, Enrico Campedelli, Luciana Serri, Giuseppe Boschini, Roberto Poli, Manuela Rontini, Gian Luigi Molinari, Barbara Lori, Alessandro Cardinali, Massimo Iotti.

Igor Taruffi di Sinistra italiana ha chiesto, presentando un emendamento, di considerare nel confronto con il governo anche il punto nascita di Porretta.

Respinte invece cinque risoluzioni presentate dalle opposizioni, atti direzionati, anche questi, alla riapertura dei punti nascita chiusi in questi anni nel territorio regionale.

Su Pavullo, Giulia Gibertoni dei Cinquestelle ha parlato di richiesta di deroga con “dati errati”, con “le distanze chilometriche sbagliate”. Ci chiediamo quindi, ha poi rimarcato, “se con i dati corretti il parere consultivo sarebbe stato diverso”. Sulla risoluzione presentata dalla maggioranza ha invece parlato di “ritardo imperdonabile”.

Anche Andrea Galli di Forza Italia, relativamente alla richiesta di deroga di Pavullo, ha parlato di “incongruenza gravi”.

Gian Luca Sassi (Misto) ha riferito, sempre sulla chiusura dei punti nascita in regione, di “decisioni prese in fretta, con superficialità”. Ha poi puntato il dito, relativamente alle responsabilità, sul governo regionale.

Raffaella Sensoli dei Cinquestelle ha criticato l’assessore regionale Venturi, “parlava di sicurezza quando sono state chiuse le strutture in regione”. In Emilia-Romagna, ha concluso, “la riorganizzazione sanitaria è completamente errata”.

Anche Silvia Piccinini dei Cinquestelle ha criticato l’esecutivo regionale, “la strategia sembra essere quella di scaricare tutto sul governo nazionale, invece la scelta di chiudere i punti nascita è stata orgogliosamente rivendicata da Venturi e colleghi”. È chiaro, ha concluso, “il cambio di strategia in vista delle elezioni”.

Per Matteo Rancan della Lega nord “è necessaria una particolare attenzione per i territori più svantaggiati, la gente di montagna non dovrebbe essere penalizzata”.

Il consigliere Michele Facci (Misto-Mns), in aula con una maglietta per la riapertura della struttura di Porretta (foto), ha criticato il Partito democratico. “Il primo presidio chiuso è stato quello di Porretta, cinque anni fa, ci vuole una volontà politica differente, che comprenda, al contrario della giunta regionale, che occorre restituire i servizi alle realtà periferiche”.

Anche per Giancarlo Tagliaferri di Fratelli d’Italia è necessario mantenere i servizi nelle aree disagiate della regione, “come peraltro prevede il decreto Lorenzin”.

Per Gabriele Delmonte della Lega nord “dal Partito democratico non c’è stato interesse su questi temi”.

top50_dic2018