Il silenzio della clausura ti chiama

Il silenzio della clausura – Silenzio. Preghiera.

Il monastero di clausura pulsa di questi battiti vitali.

Il silenzio claustrale è il modo per osservare meglio il mondo. E’ come quando ammiri un quadro al Louvre, per vederlo in tutta la sua bellezza devi allontanarti, altrimenti non ne cogli l’interezza ma solo i particolari.

Nel monastero il silenzio è ovunque, palpabile nell’aria, nei muri, negli armadi di legno, nei crocifissi sulle pareti, nei passi delle monache lungo i corridoi che non fanno rumore. Sembra camminino sospese da terra, come le anime.

E anche tu sei spinto a essere parte di quel silenzio, sebbene dentro la cella non riesci a rispettarlo fino in fondo perchè da casa ti sei portato tutti i bip tecnologi possibili e immaginabili. Ma quando esci dalla tua stanza le monache ti stimolano emulazione, controlli ogni dieci minuti che il volume dello smartphone sia azzerato, perchè anche la funzione vibrazione sarebbe una violenza contro la vita contemplativa.

A vibrare c’è il cuore che ascolta la preghiera perenne delle monache, che guardi dalla prima fila della chiesa mentre trasformano il silenzio in preghiera e canto. Le monache contemplano Dio, tu contempli loro. Resteresti a fissarle per ore. Ma le lodi, la messa e i vespri finiscono. Rimani seduto lo stesso, come un secchione a scuola. Una alla volta le monache escono, per continuare a pregare da sole nelle celle.

A quel punto te ne vai.

Ti soffermi davanti alla porta aperta con appesa la scritta “clausura”, che ti paralizza gli occhi. Scruti dentro cercando qualcosa in quel corridoio, qualsiasi cosa. Non oseresti mai superare quella soglia. Se lo fai potrebbe essere per sempre.

E’ tutto così naturale, che quando ascolti il tremolio delle foglie pensi sia la voce della preghiera delle monache che si trasfigurata in vento.

E’ tutto così immutabile, perchè ciò che accade in clausura sembra non passare mai e la ripetizione degli atti bloccare il tempo in un eterno presente di preghiera per il bene dell’Umanità e di contemplazione di Dio.

Se credi che la preghiera abbia un valore e non sia solo aria che esce dalla bocca, la clausura assume un valore immenso di testimonianza e di aiuto agli altri, anche se non ci sono lebbrosi da curare o migranti da accogliere.

La preghiera attraversa la grata e si espande sul mondo esterno trasmettendo l’essenza della missione claustrale.

Quando stai per lasciare quel silenzio e volgi lo sguardo indietro verso il monastero, sai già che tornerai.

Quel silenzio ti è penetrato nella carne.

Quel silenzio ti chiama.

Andrea Marsiletti

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