Il monastero di clausura “Santa Chiara” delle Clarisse di Lagrimone, il luogo più affascinante di Parma

Suor Daniela, monaca clarissa del monastero "Santa Chiara" di Lagrimone (Tizzano Val Parma)

Rubrica: Il silenzio della clausura – Tra tutte le diavolerie che l’assessore Michele Guerra si è inventato per stilare il programma di Parma 2020 Capitale italiana della Cultura, manca il luogo più seducente, più mistico, più puro della nostra provincia: il monastero “Santa Chiara” delle Clarisse di Lagrimone a Tizzano.

Se il tenente comandante della USS Enterprise Spock mi desse la possibilità di teletrasportarmi in qualsiasi parte del mondo volessi, con budget illimitato, chiederei di essere trasferito in un monastero di clausura delle monache Clarisse.

Spesso le cose più belle sono intorno a noi, e noi non ce ne accorgiamo perchè le cerchiamo lontano.

Quando ho saputo che a Lagrimone c’erano le Clarisse mi sono precipitato, in macchina, con lo spirito del pellegrino.

Il pellegrinaggio non è una vagabondaggio o una gita turistica: è andare verso una meta ben precisa per devozione o conversione, lasciando a casa il superfluo e portando con sé nello zaino solo le cose essenziali.

Davanti a me, dietro la grata, appare una clarissa cappuccina.

Questo ordine monastico femminile nacque dalla riforma delle Clarisse del 1500 per praticare la povertà francescana in modo più aderente alla regola di Santa Chiara rispetto alle clarisse urbaniste, negando ogni forma di proprietà.

La vita delle Sorelle Povere si appoggia su tre cardini: la preghiera contemplativa in clausura, la vita di fraternità e la vita di povertà.

Nella sua regola claustrale Chiara disciplina la parola e il silenzio. La parola, strumento e mezzo necessario alla comunicazione, è posta al servizio della preghiera e della carità fraterna. Il silenzio non è il vuoto di parole, ma il grembo che le genera, è lo scrigno che custodisce e fa crescere la relazione con Dio.

La vita contemplativa, nella sua dimensione di separazione, solitudine e silenzio, afferma il primato di Dio in una vita in cui spazio, tempo e relazioni sono totalmente ordinati a questo scopo. E’ continuamente memore di Dio. E’ camminare alla Sua presenza.

Le clarisse non posseggono nulla. Vivono solo di provvidenza, di donazioni.
“Morirete di fame, non andate lassù in montagna da sole, in quel posto sperduto” le ammonivano quando nel 1950 deposero la prima pietra del monastero grazie al lascito di una famiglia di Parma.

“All’inizio è stata dura, mangiavamo solo radicchi. Oggi non ci manca nulla, anzi, devolviamo il di più perchè vogliamo vivere la povertà” dice suor Daniela. “Usciamo di qui solo per sottoporci a cure mediche, per fare documenti, per partecipare a corsi di formazione insieme ad altre monache. Quando usciamo non vediamo l’ora di rientrare. La clausura è una risposta a una chiamata. La fedeltà esige sacrificio. Siamo la dimensione della Chiesa che più recupera il senso della preghiera.”

Forse la parte migliore della Chiesa, aggiungo io, quella della contemplazione perpetua di Dio nella preghiera per la salvezza di tutti gli uomini.

“Preghiamo per i nostri fratelli, per il mondo, siamo dentro di esso, non fuggiamo dalla realtà. Si rivolgono a noi in tanti, per parlarci, magari per ritrovare la via” continua Suor Daniela.

La chiesa del monastero è sempre aperta.

D’inverno viene celebrata la messa tutti i giorni alle ore 16. Quella funzione è diventata un punto di riferimento dei credenti della vallata.

Per fortuna non abito dalle parti di Lagrimone, altrimenti sarei sempre là, e prima o poi un Carabiniere che mi arrestata per stalking ci sarebbe.

E farebbe cosa buona e giusta.

Andrea Marsiletti