Pizzarotti e Bussandri contro il consumo del suolo

13/12/2013

Ieri presso l’Osteria da Virgilio in via Inzani il sindaco Federico Pizzarotti e il segretario della Cgil di Parma Massimo Bussandri hanno firmato la petizione di Legambiente contro il consumo di suolo.

LA PETIZIONE
Si richiede ai membri del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna un impegno fattivo e tangibile per inserire nella normativa regionale sulla pianificazione territoriale, entro fine mandato amministrativo, i seguenti principi:
1. Il suolo è un bene comune, finito e non rinnovabile che fornisce servizi ecosistemici essenziali per il benessere della comunità.
2. Fissare l’obiettivo di consumo netto di suolo zero al 2030.
3. Accrescere in modo sensibile il costo del consumo di suolo vergine attraverso l’introduzione di adeguati meccanismi fiscali, o di oneri di urbanizzazione, o azioni di compensazione (si veda il punto successivo) in modo da rendere più conveniente il recupero dell’esistente e contabilizzare l’impatto ambientale e sociale prodotto dal consumo di suolo.
4. Inserire il principio della compensazione ambientale preventiva per opere infrastrutturali e nuove costruzioni che occupano suolo libero. Favorire il ripristino agricolo e naturale di superfici impermeabilizzate inutilizzate attraverso l’introduzione di meccanismi di riciclo delle aree urbane adottando l’obiettivo comunitario di consumo netto di suolo zero (ad ogni consumo di suolo vergine deve comunque corrispondere la ricostruzione di naturalità funzionale all’ambiente e all’agricoltura).
5. Dare attuazione all’osservatorio regionale sulla pianificazione e ad un sistema di monitoraggio pubblico sul consumo del suolo, che permetta ai cittadini di accedere con facilità ed immediatezza ai dati del fenomeno. Istituire in ogni Comune un anagrafe degli edifici integrata con le utenze e la base catastale al fine di monitorare in continuo lo stato di utilizzo, consumi energetici, necessità di adeguamento sismico ed energetico.
6. Azzerare lo strumento delle “varianti tramite accordi di programma”, ad esclusione di opere pubbliche o di rilevanza pubblica.
Si chiede inoltre di individuare azioni politiche e tecniche per:
– Rivedere urgentemente al ribasso le previsioni dei piani urbanistici vigenti elaborati in un anomalo contesto del mercato immobiliare, del tutto sganciato dal reale fabbisogno e dagli odierni orientamenti normativi in campo europeo.
– Individuare strumenti economici, finanziari, fiscali, tecnici e normativi per facilitare riqualificazioni energetiche, sismiche ed estetiche del patrimonio edilizio esistente, con particolare riferimento ai quartieri e agli edifici di tipo condominiale.
– Dare mandato istituzionale al gruppo di lavoro interassessorile contro il consumo di suolo, già esistente, per la produzione di atti proposte e azioni funzionali ai punti precedenti.

Le ragioni del provvedimento
Il suolo agricolo è un bene finito, non rinnovabile, che genera servizi di valore collettivo: idroregolazione delle piogge, supporto necessario per ecosistemi e biodiversità, bellezza e memoria storica, capacità di produzione agricola.
Nonostante questo enorme valore ambientale ed economico, il suolo negli ultimi decenni è stato sostanzialmente trattato come bene infinito. Lo dimostra la mancanza in questi anni di una seria politica nazionale di monitoraggio del consumo di suolo o di un quadro completo dello stato della pianificazione a livello regionale.
Lo dimostra anche il ritmo di urbanizzazione a cui si è assistito negli ultimi 30 anni in regione Emilia Romagna (oltre 8 ettari al giorno), rimasto inalterato e senza efficaci interventi normativi, fino all’inizio della crisi economica.
Anche dopo l’emanazione della legge regionale 20/2000 i trend di urbanizzazione in regione sono rimasti pressoché invariati. Nel quinquennio 2003-2008 abbiamo perso suolo con capacità agricola sufficiente per la sussistenza alimentare di un’intera provincia.
Oggi tali ritmi si sono fortemente ridotti, ma non sono scomparse le progettualità di infrastrutture stradali o le richieste per nuovi poli funzionali terziari, spesso portati avanti con l’uso degli strumenti di deroga.
Oltre al dato quantitativo, anche il livello qualitativo è stato pesantemente colpito. Le infrastrutture lineari, hanno interrotto il paesaggio spezzando le reti ecologiche e togliendo funzionalità agricola.
Da uno studio di Legambiente sui PSC dei capoluoghi regionali, emerge come negli strumenti urbanistici ci siano potenzialità di urbanizzazione enormi che, se attuate, nelle sole 9 città analizzate porterebbero a sottrarre ulteriori 8.500 ettari di campagna e all’aumento di oltre un quinto delle aree urbanizzate.
Risulta quindi necessario ed urgente porre un blocco all’attuazione di questi piani e avviare una profonda riformulazione della disciplina sull’uso del suolo.
Serve agire sulle cause della spinta al consumo di suolo riducendo il vantaggio economico della rendita fondiaria, tra i motori principale dell’espansione. A questo andrebbe comunque associato un intervento nazionale di revisione della fiscalità per eliminare la dipendenza degli enti locali dagli oneri di urbanizzazione.
Serve dare attuazione alle indicazioni comunitarie che puntano ad interventi di compensazione laddove non si possa fare altro che utilizzare suolo vergine. Interventi di compensazione vera, strettamente legati alla ricostruzione di aree naturali con funzionalità ambientali ed agricole.
Serve inoltre completare il quadro con strumenti efficaci per avviare la rigenerazione urbana in modo massiccio. Questo per dare risposta alla richiesta di riqualificazione energetica, sismica e di vivibilità degli spazi sia pubblici che privati. Ma anche per rilanciare il comparto dell’edilizia oggi pesantemente in crisi.