“Tagliare e Bruciare”

confartigianatomaggio
Contabile_giugno24

26/08/2014
h.15.20

La Regione Emilia Romagna sta redigendo il nuovo piano forestale per gli anni 2014-2020.
Dopo il solito rituale retorico, “gli interventi nel bosco devono essere all’insegna di una selvicoltura naturale, accostandosi il più possibile a come il bosco si sviluppa naturalmente per conto suo”,
si arriva al sodo: “E’ in atto una forte tendenza all’abbandono delle attività gestionali del bosco… Per questo, pur riconfermando la primaria funzione protettiva e di conservazione della biodiversità svolta dalle nostre foreste, si rende necessario introdurre sul piano programmatico, alcune rilevanti novità tese a favorire la ricostruzione, in chiave di moderna imprenditoria forestale, della filiera produttiva, soprattutto a fini energetici, della risorsa boschiva”.
E’ la dichiarazione formale di voler favorire tramite finanziamenti il taglio industriale del bosco.
Il fine principale è quello di costruire centrali a cippato che sfruttino la legna a fini energetici.
Saranno solo centrali termiche per il teleriscaldamento, come dichiarato finora?
No di certo.
Qui si stanno mettendo le carte in tavola come ha fatto molto più esplicitamente la Regione Toscana, che ha esplicitamente espresso la volontà di ottenere 70 Mw/h elettrici dalla legna con piccole centrali sotto il Mw. (http://www.greeneconomytoscana.it/)
La Regione Toscana vuole produrre energia elettrica, con efficienza del 10%, (è il livello dichiarato dal sindaco del comune di Monchio, per la sua caldaia a cippato). Non crediamo che le centrali toscane siano differenti, perché utilizzeranno cippatura di ramaglie, sfalci lungo le strade e scarti di disbosco e non certo legna da ardere, che ha un prezzo di vendita al dettaglio doppio rispetto al cippato: 12 euro la legna, 6 euro il cippato.
Monchio per fare funzionare la sua turbina da 100 Kwe brucia ogni anno 1.000 tonnellate di cippato. Per capire i numeri, i 70 Mw elettrici proposti dalla Toscana corrispondono a 700 volte la potenza elettrica della turbina di Monchio.
Quindi per produrre quella miseria di elettricità la Regione Toscana vuol bruciare 700.000 tonnellate di legna ogni anno.
Proprio una bella idea.
70 Mwe di potenza per 7.000 ore utili all’anno producono circa 500.000 Mwe, cioè 500 milioni di Kw/h.
Produrli con il cippato costa 42 milioni di euro (700.000 tonnellate di cippato per 60 euro).
In una moderna centrale a gas per produrre la stessa energia servono 90 milioni di metri cubi di metano che, a 30 centesimi di euro a metro cubo, fa 27 milioni di euro.
L’energia elettrica prodotta col metano costa il 35% in meno.
Ecco che però a coprire l’inefficienza entrano in gioco gli incentivi pubblici per le biomasse.
Produrremo energia elettrica come a fine ‘800 e la pagheremo carissima, con la scusa della riduzione di emissioni di CO2.
Ma è vero?
Dopo che si è fatto il taglio raso in un bosco ceduo, la superficie fogliare ci mette 2,5 anni per ricrescere e catturare la stessa CO2 di prima del taglio.
Dalla pubblicistica selvicolturale si sa che un albero cattura in un anno 20 Kg di CO2.
In un ettaro di bosco ceduo ci sono mediamente 400 alberi che moltiplicati per 20 kg danno 8 tonnellate di CO2.
Gli ettari da tagliare sarebbero 7.000 (700.000 t./100 tonnellate per ettaro) e quindi la CO2 che non verrebbe catturata, che resterebbe in aria, se tagliassimo tutti quegli alberi, sarebbe la modica cifra di 56.000 tonnellate.
Ma non è finita.
Occorre moltiplicare quelle 56.000 t. di CO2 per i 2,5 gli anni che impiega il bosco ad avere la superficie fogliare sufficiente a catturare la stessa quantità di CO2 di prima.
Quindi le tonnellate di CO2 diventano139.000.
Occorre tener presente che il bosco ci mette 30 anni a ricrescere, tempo in cui le sue funzioni idrogeologica e paesaggistica restano degradate e debilitate.
La nostra Regione sta seguendo le orme di quella toscana, elettricità dalla legna.
Ma non pare proprio una idea sostenibile.

Rete Ambiente Parma
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