Blue Moka feat. Bosso: Parma e il Jazz dalle vedute ampie

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La musica è un elemento fluido, senza ibridazioni succede che poi muore.

Era il 2003 e Sergio Cammariere incantò la platea di S.Remo con “Tutto quello che un uomo”, tratto dal suo tardivo debutto del 2002 “Dalla pace del mare lontano” (Emi). Lavoro di alta classe, frutto ibridato (appunto) della musica d’autore, dimostrazione scientifica che il jazz non è natura morta, ma stile che sempre si rinnova, capace di abbondanti mietiture. Un lavoro in cui l’unicità della scuola italiana si esprime a pieno, servendo la forma canzone della nostalgia popolare; elemento ben radicato nel dna di ognuno dei musicisti presenti. Imperdibili quindi, lungo tutte le tracce, le note di Fabrizio Bosso alla tromba. Imperdibile lo stile sobrio, ma potente e incisivo, denso di personalità: come già ai tempi lo dipingevano i critici.

Da allora ad oggi è un salto spaziale di 15 anni, e troviamo sempre più forte in Bosso il respiro internazionale, capace di mobilitare e nobilitare la scena jazz e pop italiana soprattutto, vantando prestigiose collaborazioni e operazioni con le migliori etichette del genere, tra cui, solo per citarne alcune: “You’ve Changed” (2007) con la Blue Note, “Face to face”, bellissimo duo fisarmonica e tromba, per la italiana Abeat (2012) o gli splendidi standards nei numerosi lavori col Gianni Basso Quintet per Philology, di cui segnalo “Two Generations” (2009). Del 2016 infine è l’atteso ritorno di Fabio Concato, in trio con lui e Julian Oliver Mazzariello al piano (“Non smetto di ascoltarti” Wm Italy), pianista col quale nel 2014 incise “Tandem” (Universal Music Japan), sessions brillanti, dal dialogo vivacissimo e solido: per credere sentire “Roma nun fa la stupida stasera”…

Dopo tanta discografia è un vero piacere quindi apprendere che il prossimo lavoro che coinvolgerà Fabrizio Bosso sarà a firma Blue Moka, combo che comprende ben tre musicisti del nostro circuito cittadino: Michele Morari alla batteria, Emiliano Vernizzi ai sassofoni e Michele Bianchi alla chitarra. Le registrazioni sono da poco terminate alla Casa del Jazz di Roma e appena letta la notizia contatto Michele Morari per chiedergli un’intervista. Accetta. Fortunatamente.

Max: “Michele grazie per aver accettato; prima di chiederti di questa prossima importante tappa della tua carriera, volevo togliermi una curiosità: come sei entrato nel giro di musicisti di Parma?
Michele: “In realtà tutti pensano io sia di Parma, ma vengo da Reggio Emilia. All’età di 15 anni facevo parte di una big band della provincia di Reggio Emilia a cui partecipavano alcuni dei migliori musicisti di Parma. Ho cercato da subito di collaborare con quelli che avessero potuto insegnarmi qualcosa e di costruire assieme qualcosa che non fosse solo una situazione provinciale. Senza presunzione, ma con vedute ampie, un approccio che non si fermasse al contesto cittadino”.

Max: “Ammiro molto il tuo stile, personalissimo, fluido e intenso, che sa essere molto creativo oppure all’occorrenza di grande linearità e dinamismo, come nel recente singolo “Try” di Libaan Wills. Quando hai capito che avevi un talento da batterista e come lo hai coltivato?
Michele: “Non ho mai accettato di farmi bastare il talento. Per questo mi do molto da fare, da sempre. Servono tante cose al di là dello studio e della pratica (che comunque è basilare). E molto spesso alcuni musicisti trascurano tanti fattori che oggi sono fondamentali per arrivare a certe situazioni o poterci rimanere. Un buon seme non cresce se non è in un buon terreno e non viene innaffiato. A me son serviti anche due buoni genitori che amassero la musica”.

Max: “Parlaci dei Blue Moka e del disco in arrivo…
Michele: “I Blue Moka sono nati prima di tutto da un’amicizia e soprattutto dalla voglia di suonare con nuovi talenti fuori dalla propria città, come è successo per caso conoscendo Alberto (ľhammondista) in una jam a Milano tanti anni fa. I Blue Moka significano prima di tutto grande sacrificio, dati i kilometri che ci separano. Per Caso è successo di collaborare con Fabrizio, e probabilmente è stato amore a prima vista da entrambi i fronti, fino ad arrivare ad un disco prodotto da noi e lui. Questo disco racchiude entrambi i mondi, quello di Fabrizio ed il nostro. E siamo contenti di come sia venuto il risultato. Credo sarà una sorpresa per tanti. Non c’è nessuna pretesa, ma tanta voglia di fare musica e non fermarsi davanti a certi limiti che il mercato impone. Sempre però con coscienza e presenza. Molto spesso i limiti sono lì a aspettare che vengano infranti. Poco per volta”.

Max: “Il musicista moderno deve saper interpretare e adeguarsi alla cifra specifica di ogni genere musicale. In un contesto dove l’elettronica la fa da padrone anche nei generi meno legati al dancefloor, come ti senti addosso questo ruolo? Come ti vedi in prospettiva?
Michele: “Non ho ben capito dove la domanda voglia andare a parare, ma posso dirti che modernità e commercio non credo vadano sempre di pari passo. È come dire che un panino di Mc Donald’s è moderno più di un piatto tipico. E cosa fa la differenza? La cura, la ricerca e il sentimento con cui si crea qualcosa, la curiosità. Così come ľuso di ingredienti semplici e genuini. Ľattenzione che ľutente finale ha verso il prodotto dipende anche dall’abitudine del palato. Io non mi definisco un batterista moderno o tradizionale, ma al servizio della musica e della mia curiosità. Penso che non si possa cercare qualcosa che non c’è già stato, senza conoscere bene cosa c’è già stato. E soprattutto senza capire quali sono gli elementi comuni eterni della musica che arrivano alle persone. Parlo di movimento ritmico, timbro e conoscenza dell’armonia. Mi piace la contaminazione della “beat music” elettronica, e alcune sonorità r&b che oggi abbraccio anche nel jazz più tradizionale. Però tutti questi stili ed influenze devono contenere qualcosa di primordiale ed umano, il Groove e certe radici che ritrovo in tutte le cose che hanno segnato alcune tappe importanti dagli anni ’30 ad oggi. La cura di ogni dettaglio per me è importante, perché tanto gli imprevisti sono sempre in agguato. Grazie tanto per questa intervista”.

Grazie a Te Michele. Aspetto il CD dei Blue Moka debitamente autografato, ovviamente…

RIFERIMENTI E ASCOLTI CONSIGLIATI:

Sergio Cammariere: “Dalla Pace del Mare Lontano” (Emi, 2002);
Ivan Segreto: “Fidate Correnti” (Epic/Sony 2005);
Bosso meets Basso Quinter: “Cool Train” (Philology, 2011);
Max Ionata Organ3 with Fabrizio Bosso: “Coffee time” (Albore Jazz, 2013);

INFO:

Blue Moka feat. Fabrizio Bosso


http://www.bluemoka.net/

Lodi_10_2020