Covid-19, droplet e orchestre: a che distanza devono stare strumentisti e cantanti? Uno studio di Unipr e Conservatorio di Parma

Progetto di ricerca sulla propagazione dell’aerosol di goccioline di saliva da parte della voce cantata e dei principali strumenti a fiato

Cosa succede esattamente quando si canta o si suona uno strumento a fiato? In tempi “ordinari” la domanda avrebbe interessato una ristretta platea di addetti ai lavori. Ma ora, in tempi di COVID-19, cioè appunto “non ordinari”, riguarda tutto il mondo della musica, di qualsiasi genere, perché l’emissione di droplet necessita di adeguate misure di sicurezza: distanziamento, barriere, aerazione e tutto ciò che possa limitare efficacemente un possibile contagio. Non potendo ovviamente usare la mascherina, in particolare durante l’attività degli strumenti a fiato, a quale distanza minima devono stare gli strumentisti e i cantanti? Per quanto tempo permane nell’ambiente l’aerosol? Ci sono differenze di rischio nell’emissione di fiato tra un clarinetto, un flauto, una voce che canta?

Per rispondere in modo scientifico a dubbi che riguardano la salute dei musicisti e del pubblico di tutto il mondo, e per fornire dati indispensabili a istituire fondati protocolli di sicurezza, nasce a Parma un progetto di ricerca a cura dell’Università di Parma e del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, realizzato con il patrocinio dell’AEC –Association Européenne des Conservatoires, Académies de Musique et Musikhochschulen e con il contributo personale di Andrea Chiesi, già presidente del Conservatorio.

Il progetto è stato presentato in conferenza stampa questa mattina nell’Aula magna dell’Università. Sono intervenuti il Rettore Paolo Andrei, il Presidente del Conservatorio Giuseppe Romanini, Riccardo Ceni, Direttore del Conservatorio, Stefan Gies, CEO dell’AEC, Ruggero Bettini, docente di Tecnologia farmaceutica, coordinatore del progetto per l’Università di Parma con Sandro Longo, docente di Idraulica, e Andrea Chiesi.

In questa fase ancora emergenziale, dovuta alla pandemia da virus SARS-CoV-2, la raccolta di dati scientifici attraverso la misura diretta dell’emissione di droplet appare quanto mai urgente, poiché rappresenta il solo modo per fornire risposte precise e per impostare azioni efficaci di mitigazione del rischio che l’emissione di droplet comporta.

Lo studio si basa su una convenzione di collaborazione scientifica tra l’Università e il Conservatorio, ed è condotto mediante sofisticate tecniche d’analisi dai gruppi di ricerca coordinati dai docenti Ruggero Bettini (Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco) e Sandro Longo (Dipartimento di Ingegneria e Architettura). In particolare, il progetto riguarda lo studio sistematico della propagazione dell’aerosol di goccioline di saliva da parte della voce cantata, sia maschile sia femminile, e dei principali strumenti a fiato delle famiglie dei legni e degli ottoni. Lo studio si baserà sulle performance di cantanti e di alcuni strumentisti messi a disposizione dal Conservatorio di Parma.

L’obiettivo è quello di ottenere un quadro, possibilmente esaustivo, della situazione che si crea durante una performance musicale, di valutare il rischio associato a quest’ultima in differenti situazioni ambientali, e di analizzare l’impatto di possibili misure di mitigazione.

Il progetto, che attualmente si trova nella fase di messa a punto del piano sperimentale, sarà realizzato in tempi molto stretti, in modo da poter giungere nell’arco di poche settimane a conclusioni basate su solide evidenze scientifiche che permettano di fornire le risposte che il mondo della musica attende con urgenza.