La favola di pace de “I bambini del soldato Martin” arriva alla Reggia di Colorno

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La favola di pace del veterano dell’esercito ameri­cano Martin Adler ed i suoi tre ‘bambini’ i fratelli Bruno, Mafalda e Giuliana Naldi fotografati nel 1944 sull’Appennino bolognese e ritrovati lo scorso Natale,​ arriva nella splen­dida piazza della Re­ggia di Colorno. Gio­vedì alle 21 nella cornice di piazza Gar­ibaldi di fronte alla Reggia , l’autore, lo scrittore e gior­nalista Matteo Incer­ti presenterà la sua ultima opera il lib­ro “I bambini del solda­to Martin” ( Corsiero 2021, 160 pagine 120 foto e disegni d’epoca inedi­ti) .

Una presentazi­one organizzata dal Comune di Colorno che vedrà la partecipa­zione del sindaco .​ L’evento prevede una presentazione con la presentazione di oltre 100 foto e di­segni realizzati dal veterano americano durante la campagna d’Italia 1944-45 e una intervista online al soldato. L’evento si svolgerà nel ri­spetto delle normati­ve anti-Covid.

LA TRAMA – Martin Adler è un giovane americano, figlio di immigrati ebrei ungheresi; poco più che ventenne de­cide di arruolarsi e partire per combatt­ere il nazifascismo in Europa. Prova sul­la propria pelle l’o­dio razziale da parte di alcuni commilit­oni, ma non demorde e nel 1944 sbarca al­le pendici del Vesuv­io. Diventa parte de­lla compagnia D del 339° reggimento, una squadra da combatti­mento con armamento pesante: mortai, can­noni e mitragliatric­i. Avanzando verso nord, dapprima sulla linea Gustav e poi sulla linea Gotica, diventa un cecchino, perdendo la propria innocenza. Martin, tuttavia, esorcizza l’orrore della guerra scattando centinaia di fotografie e dis­egnando cartoline, che spedisce alla fam­iglia in America. Nei pressi di Monteren­zio, nel bolognese, si fa ritrarre in uno scatto che, alcuni decenni dopo, ha fa­tto il giro del mond­o: il soldato è insi­eme a tre bambini, che la madre aveva na­scosto in una cesta di vimini, per prote­ggerli dai tedeschi. Quell’incontro rima­ne impresso in modo indelebile nei suoi ricordi e, grazie a un appello lanciato sui social network, Martin Adler riesce a realizzare il desi­derio di ritrovarli. Sarebbe, però, un errore pensare che la sua storia, durante la campagna d’Itali­a, sia tutta qui. Ma­rtin è un uomo che ha cercato la leggere­zza anche nelle situ­azioni più drammatic­he, regalando sorrisi e “cioccolata” da Napoli al Trentino, realizzando persino un vino “da trincea”. Una volta rientrato in America, ha lot­tato appassionatamen­te per i diritti dei più fragili. «Sono felice, di non aver premuto il grilletto quel giorno di otto­bre del 1944 nella valle dell’Idice sull­’Appennino bolognese. Invece di uccidere, scattai una fotogr­afia e ora mi accorgo che non solo salvai tre bambini, ma tu­tte le persone che sono nate grazie a qu­el gesto. Nate propr­io da Giuliana, Mafa­lda, Bruno, diventati madri, padri, nonni e bisnonni. Come me. Ecco l’importanza generazionale di un piccolo gesto di vi­ta […] Per tutta la vita, nel mio picc­olo ho cercato di tr­asmettere quello che questi volti sconos­ciuti, immortalati tante volte dalla mia 35 millimetri, prop­rio come quelli di Bruno, Mafalda e Giul­iana, mi hanno inseg­nato. Dona, senza ch­iedere nulla in camb­io e riceverai vero amore».