“La manovra del Governo preoccupa”,

confartigianatomaggio
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29/05/2010
h.18.00

Proprio ora che noi Comuni speravamo di essere al traguardo del federalismo, questa manovra ci preoccupa. Se comportasse un ritardo della riforma, sarebbe per noi molto grave. Se invece si trattasse della condizione necessaria per attuarla costituirebbe un passaggio doloroso, ma accettabile. D’altra parte, l’entità e la natura delle misure annunciate dal Governo significano che la situazione è seria.
Che provvedimenti anche drastici, e dunque sacrifici, sono ora necessari.
I segnali provenienti dalle borse e le difficoltà di paesi europei non dissimili da noi, come la Grecia o la Spagna, non vanno affatto sottovalutati.
Tutti noi, imprese, cittadini e pubblica amministrazione siamo chiamati ad affrontare problemi inattesi, che richiedono un cambio di passo. Dobbiamo riconoscere in fretta che la crisi sta rendendo molto più evidenti e cruciali mali antichi del nostro paese, ai quali ora dobbiamo dare una soluzione.
L’evasione fiscale, le spese della politica e di tanti enti inutili, l’efficacia del nostro sistema di welfare, la competitività e la capacità di innovazione delle nostre imprese sono problemi seri che il Governo tenta di affrontare, mi sembra, con misure molto decise, anche se dovremo aspettare il testo definitivo per poter fare una valutazione vera.
Per quanto riguarda gli enti locali, invece, purtroppo la manovra conferma una tendenza in atto da vari anni, perseguita da governi di diversi orientamenti politici, che sembrano considerarci sostanzialmente come una spesa e una fonte di spreco.
Ma la realtà è profondamente diversa. Oggi da una parte gli enti locali erogano moltissimi servizi che prima erano in capo allo Stato, senza però che siano aumentate le risorse trasferite. Anzi sono diminuite.
Il federalismo fiscale diventa ora più che mai determinante. Le misure contenute in questa manovra ne devono essere la preparazione, altrimenti la situazione diventerebbe insostenibile e saremmo costretti a tagliare servizi e investimenti per la città. È una prospettiva evidentemente inaccettabile.
Su questo punto ancora non c’è chiarezza e dunque, ad oggi, credo siano legittimi i dubbi di chi vede questa manovra come troppo frenante, e senza una vera strategia di rilancio.
Ma spero che il testo definitivo dissiperà questi dubbi. Questo è il momento del senso di responsabilità, per tutti. Per il Governo che deve mandare un segnale forte e chiaro al Paese e ai mercati, sconfiggendo le paure e stroncando le intenzioni speculative, per la politica che sarebbe bene, una volta tanto, non desse vita al teatrino degli applausi e dei fischi per partito preso.
A maggior ragione noi, che siamo un’Amministrazione civica e questo teatrino non ci interessa, noi giudichiamo guardando agli interessi della nostra città. E la stabilità dello stato, la solidità della finanza pubblica nazionale è un obiettivo prioritario anche per noi.
Più in generale, infine, credo che la manovra abbia il merito di imporre a tutti una seria riflessione su quello che sta accadendo, non solo a livello nazionale, ma globale.
Quando Tremonti tra i primi aveva parlato di una crisi di sistema, cioè non congiunturale, aveva ragione. Siamo nel pieno di un complessa fase di ridefinizione dei rapporti di potere, tra economia e stati, governi e politica, cioè tra libertà dei soggetti che agiscono sui mercati finanziari e le autorità che possono e devono scrivere e fare osservare le regole.
Sia nelle istituzioni sia nel mercato responsabilità e poteri si modificano. Ogni decisione di governo va presa tenendo presente le conseguenze che può generare a livello globale. Non è chiaro quando le turbolenze finiranno, ma è certo che avverrà quando saremo in grado di trovare un nuovo equilibrio tra libertà e regole, tra stato e mercato.
Nel frattempo però a farne le spese non devono essere i cittadini.

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