“La società multietnica è solo un sogno”

Lombatti

15/01/2010

Alle affermazioni del Presidente della Regione Emilia-Romagna sulla società multietnica e critiche sulla misura voluta dal Ministro Gelmini per il tetto massimo al 30 % di alunni stranieri nelle classi, ha replicato il Vice Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Consigliere regionale del PDL, Luigi Giuseppe Villani:
“Si capisce dalle stesse parole del Governatore regionale Errani come la politica scolastica della Regione Emilia-Romagna sia errata fin dalle sue premesse.
L’errore basilare del Presidente uscente della Giunta regionale e del Partito Democratico di cui è esponente, è infatti il partire dal presupposto che in Italia e nella nostra regione ci sarebbe già una società multietnica nella quale si deve lavorare perché tutte le identità che la compongono abbiano il medesimo riconoscimento e il medesimo spazio.
La realtà è invece che qui la società multietnica non esiste e non è nemmeno il modello di società attraverso il quale ottenere inclusione e integrazione sociale anche perché nei paesi occidentali dove prima che nel nostro si è tentato di realizzarla, i conflitti etnici anziché risolversi si sono acuiti.
In Italia ed in Europa, la società multietnica ed il multiculturalismo che è l’ideale su cui essa si fonda rimangono solo sogni cari soprattutto a chi in passato come lo stesso Errani ha sostenuto l’utopia marxista. Se infatti con quest’ultima si aspirava a costruire la Gerusalemme terrestre dove le differenze sociali e religiose andavano eliminate per attuare l’uguaglianza ed un mondo senza conflitti, con il multiculturalismo, sempre in nome dell’aspirazione allo stesso egualitarismo assoluto, si vogliono mettere insieme varie identità culturali le quali si vanno ad annullare reciprocamente.
Qui da noi c’è un’identità culturale forte, formatasi nel corso di millenni di storia grazie a valori religiosi e filosofici condivisi tra i quali il rispetto delle diversità e la tolleranza, che hanno favorito pace e progresso e quindi il suo svilimento per equipararla ad identità culturali di soggetti venuti da altre parti del mondo non può che creare conflitti.
Il modo migliore per favorire integrazione e inclusione sociale è dunque quello di partire dal rispetto della nostra identità culturale da parte di chi ha una identità diversa.
Proprio la misura del tetto del 30 % di alunni nelle classi scolastiche criticata da Errani, oltre ad avere un fondamento pragmatico per consentire un lineare apprendimento della lingua italiana, va proprio in direzione di questo rispetto della nostra identità culturale.
Se infatti la scuola deve essere non solo per i ragazzi stranieri ma anche per le loro famiglie uno dei più importanti luoghi in cui realizzare l’integrazione, questa è sicuramente agevolata se esse si confrontano con una identità culturale ben determinata quale è quella del 70 % degli allievi e delle famiglie e non di una minoranza. Che che ne dicano i detrattori del PD si tratta di una misura di qualità educativa e sociale”.