Massacro di gay in Iraq

11/04/2009
h.15.30

ParmaGaily, la finestra sul mondo gay, lesbo, trans e bisex.

 
Si fa sempre più drammatica la situazione degli omosessuali in Iraq.
Nel fine settimana i corpi di tre gay crivellati di proiettili sono stati ritrovati a Sadr City, l’enorme slum della periferia est di Baghdad nel quale vivono oltre due milioni di persone, in grande maggioranza sciiti.
Dopo le prime informazioni arrivate due giorni fa.
La persecuzione di gay, lesbiche, e trans – in forme che arrivano anche all’omicidio – è ormai una costante del “nuovo Iraq” uscito dall’invasione guidata dagli Usa del marzo 2003 e dalla successiva occupazione.
Oltre allo stigma associato all’omosessualità diffuso in tutti i Paesi del Medio Oriente, il progressivo consolidarsi del fondamentalismo e dell’influenza della religione su tutti gli aspetti della vita sociale ha portato a una situazione gravissima, dove gli attacchi contro gli omosessuali e anche la loro uccisione vengono legittimati dai vari imam. Persino il Grande Ayatollah Ali al Sistani, la massima autorità religiosa fra gli sciiti iracheni, ha invitato a colpire con durezza chi pratica l’omosessualità.
Anche i recenti omicidi sembrerebbero inquadrarsi in questo clima di “licenza di uccidere” contro i cosiddetti “diversi”.
Tre giorni fa, a Sadr City, nel corso della preghiera del Venerdì, uno dei religiosi locali, lo sceicco Jassim al-Mutairi, aveva criticato con violenza quelle che aveva definito “nuove pratiche private da parte di alcuni uomini che si vestono da donne, che sono effeminati”, invitando le famiglie “a impedire ai loro figli di seguire uno stile di vita di questo tipo”.
Quello di Mutairi era solo l’ultimo attacco contro gli omosessuali da parte di esponenti religiosi.
Negli ultimi tempi, Sattar al-Battat, un altro imam sciita, sempre in occasione delle preghiere del venerdì, aveva condannato ripetutamente l’omosessualità, sottolineando che essa è vietata dall’Islam.
Religione a parte, in Iraq gli atti omosessuali sono punibili con il carcere fino a sette anni.