“Momo, non ho tempo!” torna a Parma

steamdic2020

16/01/2009
h.16.10

La mostra “Momo, non ho tempo!” torna a Parma e viene allestita presso l’Istituto Penitenziario di via Burla per gli ospiti dell’Istituto e per le loro famiglie dal 19 gennaio al 6 febbraio.
Liberamente tratta dal romanzo “Momo” di Michael Ende, la mostra è stata creata, tra gennaio e maggio 2008, e allestita, tra maggio e giugno, nella nostra città nell’ambito del progetto “Per educare un fanciullo serve un intero villaggio”, promosso dall’Agenzia per la Famiglia del Comune di Parma in collaborazione con l’associazione culturale “Rinoceronte Incatenato” di Roma e Forum Solidarietà.
Il progetto ha previsto l’allestimento di altre due mostre interattive, “Pinocchio nel Paese dei diritti” e “Dove sei Piccolo Principe?”.
L’allestimento della mostra in carcere è possibile grazie alla collaborazione dei volontari di diverse realtà: l’associazione “Per ricominciare” (associazione di volontariato che opera a favore delle famiglie dei detenuti), l’Agesc (associazione Genitori Scuole cattoliche), “I narrastorie” (associazione culturale di genitori, nonni ed educatori), la libreria per ragazzi “libri & formiche”; collaborano, inoltre, educatori del Sert, mediatori culturali del Comune di Parma e giovani partecipanti al progetto nazionale del servizio civile. I volontari faranno da guida alle visite. Piccoli gruppi di ospiti del Penitenziario potranno in questo modo visitare la mostra e così pure le loro famiglie, in visita, secondo gli orari consentiti.
Inoltre, all’interno dell’Istituto inizierà in questi giorni e continuerà nei prossimi mesi un laboratorio di scrittura creativa, tenuto da Benedetto Tudino dell’associazione “Rinoceronte Incatenato” e curatore del progetto “Per educare un fanciullo serve un intero villaggio”, con gli ospiti che nel corso del 2008 hanno collaborato alla costruzione della mostra stessa e verrà rielaborato, ai fini di una stesura definitiva e di una pubblicazione, il “Diario di bordo” steso dagli stessi ospiti durante il lavoro dello scorso anno.
Il lavoro di costruzione della mostra è stato reso possibile grazie alla falegnameria allestita appositamente all’interno del carcere dalla cooperativa sociale “la bula”. Gli ospiti hanno ideato e costruito tre scene in legno che traducono in immagini tre visioni della città – quella che hanno lasciato, quella che immaginano oggi, quella che sperano di trovare quando usciranno – e così facendo si sono sentiti parte di un grande progetto che ha coinvolto tutta Parma.
Con il ritorno a Parma di “Momo, non ho tempo!” continua così l’importante riflessione avviata sul tema del tempo che verrà condivisa anche con le famiglie e sarà un ulteriore arricchimento per tutti.
Da giugno a oggi la mostra ha girato l’Italia, portando le riflessioni della nostra città a bambini e famiglie di altre comunità. Ora Momo torna a casa e viene allestita all’interno dell’Istituto penitenziario per poi proseguire verso altre mete cittadine inusuali e particolarmente significative.
E’ il grazie – sottolinea Cecilia Maria Greci, delegata all’Agenzia per la Famiglia – che la nostra comunità vuole esprimere ad una realtà che ha collaborato e condiviso un percorso di riflessione sui temi del tempo, dell’accoglienza e della solidarietà, portando un contributo importante al lavoro di tutti.
Desidero sottolineare con riconoscenza anche lo sforzo e la volontà dell’Amministrazione penitenziaria di far vivere agli ospiti del carcere, come ai volontari e ai cittadini che hanno condiviso il progetto, esperienze e opportunità di incontro che hanno contribuito a creare unione all’interno della nostra comunità.
Un grazie per questa esperienza offerta di lavorare insieme, che è stata importante e unica per tutti e che prosegue oggi
”.
A maggio, la mostra, allestita a Palazzo Eucherio Sanvitale, aveva avuto due momenti di inaugurazione: uno nell’Istituto penitenziario, l’altro nel reparto di Pediatria dell’Ospedale maggiore, due realtà che erano state preziosissime compagne nel viaggio di creazione della mostra e che non potevano essere presenti al Parco Ducale.
L’allestimento in carcere segna anche lo sviluppo di un lavoro di particolare interesse per l’Agenzia per la Famiglia e l’Amministrazione comunale tutta: quello con le famiglie degli ospiti del Penitenziario.
Con il supporto dell’associazione “Per ricominciare”, già attiva in carcere e nell’ accoglienza alle famiglie che non abitano a Parma quando vengono in visita ai loro congiunti reclusi, l’Agenzia vuole infatti costruire una rete di contatto e di sostegno per queste famiglie, nella convinzione che tutte le famiglie, se opportunamente supportate e valorizzate, costituiscono una risorsa e possono dare un contributo di ben-essere ai loro membri e alla comunità.

CHE COS’È LA MOSTRA “MOMO, NON HO TEMPO!”
La Mostra è stata interamente costruita a Parma, grazie all’impegno, alla disponibilità e alle energie di numerose realtà cittadine.
44 sponsor, 8 partner speciali, 63 associazioni di volontariato, 7 cooperative sociali, 7 istituti scolastici comprensivi; 83 ore di mostra, per un totale di circa 6.500 visitatori, 4 laboratori permanenti e 21 eventi collaterali: sono questi i numeri di quanti, in città, hanno aderito con entusiasmo al progetto e si sono messi a disposizione.
In particolare, hanno collaborato: la cooperativa Le mani parlanti con il Progetto Giocamico e tutti i reparti della Pediatria dell’Ospedale Maggiore, la scuola Ferrari presente sempre in Ospedale, il liceo Porta, la Scuola per l’Europa, l’Università degli Studi di Parma con il Servizio Le Eli-Che, la cooperativa Sociale la bula, l’Istituto Penitenziario di Parma, l’Associazione Tam Tam e l’Istituto Comprensivo Toscanini, l’Agenzia per i Disabili con il progetto A casa con sostegno, l’Associazione Specchio Convesso, l’Istituto Comprensivo Salvo D’Acquisto.
Tutti referenti delle realtà coinvolte da novembre 2007 hanno partecipato a incontri di formazione con Benedetto Tudino dell’associazione Rinoceronte Incatenato.
Il gruppo di lavoro, dopo aver condiviso il testo “Momo” di Michael Ende, averlo rielaborato con percorsi di scrittura creativa, disegni e narrazioni, ha reso possibile il lavoro indipendente di bambini, ragazzi, studenti, volontari e carcerati che hanno pensato, ciascuno nella propria realtà, un pezzo della mostra.

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