Il Mausoleo di Kim Il Sung e di Kim Jong Il: il cuore dello Juche

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Statue Kim Il Sung e Kim Jong Il (foto web)

REPORTAGE DALLA COREA DEL NORD. Il Palazzo del sole di Kumsusan, noto anche come Mausoleo di Kim Il Sung, è l’ex dimora del Grande Leader della Corea del Nord che alla sua morte nel 1994 è stata trasformata in mausoleo. L’imponente edificio, oltre alla salma del Presidente Eterno nordcoreano, ospita anche quella del figlio Kim Jong Il, suo successore.

E’ il più grande mausoleo al mondo dedicato a un leader comunista, e il solo a ospitare più corpi.

E’ in assoluto il luogo più venerato della Corea del Nord. E’ una tappa obbligata per qualsiasi visitatore che si rechi a Pyongyang, a maggiore ragione per il sottoscritto che era relatore al seminario internazionale sull’ideologia dello Juche e l’antimperialismo (leggi).

Si può entrare solo in giacca e cravatta, senza borse o zaini, accompagnati da una guida nominata dal Governo.

Purtroppo è impossibile effettuare fotografie (quelle riportate nella gallery sono prese dal web). A riguardo i controlli effettuati dai militari sono accuratissimi… credo che tentare di introdurre abusivamente una macchina fotografica sarebbe un atto punito molto, ma molto, ma molto, severamente. Qualsiasi oggetto metallico, anche il più minuto, è rilevato dai metal detector. Non per nulla sul web le foto delle stanze di questo edificio si contano sulla punta delle dita.

Passati i controlli, si accede a un lunghissimo corridoio in marmo luccicante con le pareti completamente spoglie che si attraversa su un tappeto mobile che procede lentissimo. La lentezza genera attesa, e quindi stimola la riflessione, o meglio, una preghiera laica in preparazione dell’esperienza che ci si accinge a vivere.

Nessun militare ci ha imposto il silenzio ma nessuno osa parlare.

Poi iniziano le stanze con le fotografie di Kim Il Sung e Kim Jong Il ritratti da giovani, da soldati, da leader politici mentre conversano tra i contadini, gli operai, l’esercito, i bambini o dirigono i lavori per la costruzione di strade, scuole, musei. Sono molte le fotografie raffiguranti Kim Il Sung e Kim Jong Il insieme ad altri statisti giunti in Corea quali Mao Zedong, Nicolae Ceaușescu, Fidel Castro, Josip Broz Tito, Josif Stalin, Nikita Kruscev, Leonid Il’ič Brežnev, Michail Gorbaciov, Che Guevara.

Si arriva così alla grande sala ipostila marmorea, illuminata tenuemente di rosso, con al centro le statue di Kim Il Sung e di Kim Jong-il. Qui l’inchino e il silenzio sono d’obbligo. Si giunge in piccolo corridoio dove un getto d’aria viene spruzzato sugli abiti e sui capelli per togliere ogni polvere e impurità.

La presenza dei militari si infittisce. L’atmosfera diventa venerabile. Si percepisce che si sta accedendo a luogo sacro per il Socialismo reale.

Ecco che in mezzo a una sala circondata da colonne illuminata da luci soffuse appare all’interno di un sarcofago trasparente il corpo imbalsamato di Kim Il Sung avvolto nella bandiera del Partito dei Lavoratori di Corea.

Prima di entrare la guida ci raccomanda il massimo silenzio e di agganciarsi i bottoni della giacca. Un richiamo superfluo: in quel contesto nessuno oserebbe mai proferire parola o presentarsi trasandato. Ciascuno è attentissimo a non sbagliare alcuna mossa, si trattiene quasi il respiro per passare inosservati. Siamo nel cuore ideologico della Corea del Nord, nella culla dello Juche, nel punto più sorvegliato, protetto, inviolabile della Repubblica popolare.

Possono entrare quattro persone alla volta. La procedura prevede tre inchini in contemporanea per i quattro visitatori: uno davanti alla salma, uno alla sua destra, uno alla sua sinistra. Dietro la salma si può avanzare senza fermarsi. Se per colpa dell’inchino si dovesse staccare un bottone della giacca ed esso, cadendo, rompesse il silenzio rotolando sul pavimento… potrebbe scoppiare la III guerra mondiale.

Usciti dalla stanza viene da tirare un sospiro.

Giungiamo nella stanza dei doni a Kim Il Sung provenienti dai Paesi esteri: tute militari, gioielli, abiti tradizionali, pergamene, attestati, lauree ad honorem, ringraziamenti.

La stessa medesima procedura coinvolge la stanza del sarcofago trasparente di Kim Jong Il, anch’essa ugualmente solenne e sacra.

Attraverso altri corridoi rivediamo il guardaroba. Si ha la sensazione di essere tornati dopo un’esperienza spirituale in un imprecisato altro mondo terreno.

Usciti dal mausoleo per inerzia siamo rimasti in silenzio per altri quindici minuti.

Nessun commento.

Nessuna parola.

Soprattutto nessuna sbavatura.

Andrea Marsiletti

REPORTAGE DALLA COREA DEL NORD (05-12 settembre 2016). Di Andrea Marsiletti

1. I giovani cantano il Maresciallo Kim Jong Un. Video

2. Arrivo a Pyongyang… in una suite dell’hotel Koryo

3. La Torre Juche: la torcia dell’ideologia

4. L’arte del socialismo reale nella metropolitana di Pyongyang

5. Un inchino davanti alle statue di Kim Il Sung e Kim Jong Il

6. Pyongyang: palazzi sovietici, pochi negozi, nessun consumismo

7. Visita all’orfanotrofio di Pyongyang

8. I cartelloni politici lungo le strade di Pyongyang che indicano al Popolo la via verso il Socialismo

9. Piazza Kim Il Sung e il monumento al Partito del Lavoro

10. Visita alla Casa natale di Kim Il Sung… e poi tre ore di lezione sull’ideologia dello Juche

11. La consegna della spilla ufficiale del Partito comunista dei Lavoratori della Corea del Nord

12. La mia relazione al seminario sullo Juche in Corea del Nord applaudita dal vice di Kim Jong Un

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