INTERVISTA – On. Zanichelli (M5S): “Cosa vogliamo fare a Borgotaro?”

Davide Zanichelli, parlamentare M5S, per un giorno a Borgotaro. Lo abbiamo intervistato.

Davide Zanichelli, perché sei qui a Borgotaro oggi?

Sono venuto a Borgotaro solo per ascoltare: in mezzo alla gente, senza filtri e senza nessun condizionamento. Roma è sempre troppo lontana, a volte, troppo spesso, lo è anche Bologna. Occorre essere in mezzo alla gente, per capire, per poi decidere: anche con uno sguardo, anche con una domanda personale, con una sensazione, si arriva ai problemi. Per mettersi a servizio di un territorio, bisogna prima cercare di conoscerlo, umilmente, dal basso. In modo veramente partecipato.

Il “caso Laminam” c’entra qualcosa con la tua presenza qui oggi?

Si, inutile negarlo, sono qui perché un gruppo di cittadini della Valtaro, preoccupati per i temi legati alla salute, dopo mesi di promesse da parte delle amministrazioni e nessuna soluzione, mi ha chiamato per questo problema della presenza di sostanze irritanti nell’aria e anche per la chiusura del punto nascite in ospedale. Oggi sono andato vicino alla fabbrica, che viene indicata come fonte del problema delle emissioni odorigene; ci sono andato con alcuni miei collaboratori, che hanno sentito parecchia puzza; io dovrei essere poco attendibile, in materia di odori, in quanto soffro di allergie primaverili, ma nonostante questa premessa, ho però sentito puzza anch’io. Una situazione francamente preoccupante, soprattutto per le decine di persone che ho incontrato e che mi hanno manifestato la loro preoccupazione per la loro salute e per gli effetti che iniziano a manifestarsi, anche a livello psicologico e fisico.

Che idea ti sei fatto del problema delle emissioni e di un’eventuale soluzione?

Penso prima di tutto che un territorio debba seguire le sue inclinazioni naturali, le sue peculiarità, la sua storia: qui è tutto verde, si è circondati di verde. La natura è di una bellezza sconvolgente. Borgotaro prende il suo nome dal fiume che scorre praticamente dentro all’abitato, con delle acque cristalline: dal ponte, che attraversa il paese, si vedono i pesci che nuotano, sembra un acquario.

Cosa altro aggiungere? Che si mangia benissimo, che non c’è traffico e rumore, che basta fare due passi e sei in mezzo alla natura. Che tutta la gente che ho incontrato mi ha accolto con un sorriso, anche se era li per un problema serio. Allora, domandiamoci: è un luogo vocato all’industria pesante? E’ meglio fare mattonelle oppure dolci di qualità e marmellate e succhi di frutta, magari in mezzo a decine di agriturismi, di ristoranti e di fattorie biologiche? Che esito hanno avuto le industrie pesanti che hanno cercato negli ultimi anni di attecchire? Non è che, permettimi il termine piuttosto duro, si crea un sistema “drogato” dai finanziamenti pubblici destinati ai nuovi insediamenti e dai contratti di solidarietà tra lavoratori che poi alla, prime avversità, ai primi naturali cambiamenti, non è in grado di reggere? Non è che tutto quello che la pianura non vuole più, per mille motivi, poi finisce qui? Gli imprenditori che sono attratti da questo territorio, vedono la bellezza della natura, la qualità delle persone, oppure un posto dove avere pochi vincoli e tanti incentivi; una situazione che può favorire una specie di mordi e fuggi?

Il “caso Laminam” è mal posto: per me non c’entra l’azienda specifica, che comunque dovrà eventualmente rispondere del suo operato, vista la situazione, quanto cosa si vuole fare di Borgotaro e della Valtaro. Della montagna italiana. Dopo la Laminam, se ci sarà un dopo, cosa ci sarà se non interveniamo sulle leggi e sui regolamenti e su questi episodi in generale? Un’altra Laminam?

E sul punto nascite dell’ospedale?

E’ un problema che affligge tutti i centri minori di montagna, dove il calo demografico è un fenomeno in crescita e apparentemente non arrestabile: io penso che invece di far muovere i pazienti, le mamme che devono partorire in questo caso, si devono far muovere, in modo programmato, i dottori, gli specialisti, gli infermieri. Per non scendere sotto un certo numero di prestazioni, di interventi, di pazienti, come prevede il protocollo adottato dal ministero, per fare esperienza, possono passare un po’ del loro tempo lavorativo, visto che parliamo di sanità regionale e nazionale, quindi di un unico sistema amministrativo pubblico, negli ospedali delle città maggiori, in questo caso a Parma. Poi, a turno, prestare la loro opera in montagna, per dare un servizio sul territorio.

Semplificando, un semestre a Parma, a Piacenza, a Fidenza, un semestre a Borgotaro: così possono fare esperienza, il punto nascite non chiude, si muovono pochi dipendenti AUSL sani e organizzati, invece di far muovere tanti pazienti, magari anche malati o in brutte condizioni d’emergenza (come nel caso dei parti), e la qualità delle prestazioni resta alta. Mi sembra che gli investimenti in muri e attrezzature sanitarie, a livello locale, si continuino comunque a fare: in un futuro prossimo avremo bellissimi ospedali, ma vuoti? E’ chiaro che si deve fare uno sforzo, ma la soluzione non è certo chiudere il punto nascite: bisogna intervenire sull’organizzazione, a favore degli utenti. E’ un compito della politica: trovare soluzioni, non chiudere i servizi.

Parliamo di politica: un giudizio sull’operato a livello locale?

No, partiamo prima da Roma: Beatrice Lorenzin, alla base del dispositivo di legge che ha chiuso il punto nascite, è stata eletta a Modena: si è mai vista da queste parti? La Gazzolo, che si era presentata qui durante la recente campagna elettorale, ha preso una sonora bocciatura. Anche gli amministratori locali, un tempo facilmente eletti in Parlamento, come Giuseppe Romanini, hanno trovato un muro.

Il Sindaco di Borgotaro, e con questo non lo voglio giustificare, anche se ho comprensione nei suoi confronti, avendo io fatto per anni l’amministratore locale, ha fatto la foglia di fico: ha coperto, anzi è stato vittima, è stato il comodo parafulmine, della totale mancanza di attenzione da parte della politica recente per le periferie, per le zone a minor densità abitativa, per le comunità più deboli a livello economico, come sono quelle della montagna. Belle comunità, importanti per gli equilibri dei territori, anche in termini di presidio, ma fragili e indifese, come gli ecosistemi.

Ed è per questo che oggi ero qui: per capire come intervenire nel miglior modo ad aiutare la gente che vive a Borgotaro e in Valtaro. E ragionare coi cittadini per dare una prospettiva per la montagna dal punto di vista della qualità della vita. Sana, turistica, economicamente sostenibile e sicura.

Mauro Delgrosso