“Alle trans di Parma dico: stiamo unite!”

13/04/2009
h.21.00

ParmaGaily, la finestra sul mondo gay, lesbo, trans e bisex.

 
Ciao Vanessa. Puoi presentarti.
Mi chiamo Vanessa da quando avevo 16 anni, quando decisi di vivere la mia vita.
Sono nata in Brasile nel 1974, figlia di padre muratore e mamma sarta; una famiglia umile e molto cattolica.
Ho frequentato una scuola gestita da suore italiane dove nacque il desiderio di conoscere questo Paese. Non sono riuscita a finire le scuole per la necessità di aiutare i miei genitori.
In seguito è avvenuta la “trasformazione” ed insieme si sono verificati i primi problemi con chi mi viveva intorno… ma anche la soddisfazione di vivere finalmente come mi sentivo.

Perchè hai deciso di aprire il tuo blog “Vanessa Mazza transessuali, transgender, glbt (gay, lesbo, bisex, trans)”?
Osservando i mezzi di informazione mi sono resa conto che le notizie riguardanti il mondo glbt, mancavano totalmente: era come se nel mondo nulla succedesse a riguardo e quindi per trovare qualche notizia dovevo visitare i siti gay.
In quel momento decisi di creare questo aggregatore di notizie che non vuole essere una testata giornalistica ma soltanto un mezzo per diffondere più informazioni possibile.

Cosa dovrebbe fare nel concreto un Governo per tutelare i diritti delle transessuali?
Prima di tutto guardare come vivono oggi queste persone e la loro storia. Sappiamo tutti che l’unica fonte di guadagno della maggior parte delle trans nel mondo è la prostituzione. Spesso non per scelta ma per sopravvivenza.
Inoltre ci si deve scontrare, oltre che con la propria famiglia che sovente rifiuta ogni rapporto, anche con una società bigotta che di notte cerca le trans, ma di giorno le rifiuta e le deride sistematicamente, negando ogni tipo di relazione sociale. In questo ambito, per esempio, sarebbe opportuno che un Governo serio, invece di criminalizzarle, proponesse una regolarizzazione con la quale chi volesse proseguire nel lavoro potesse fare legalmente ciò che ora fa comunque ma da perseguitate e senza alcuna tutela.
Promuovere corsi di formazione professionale per dare l’opportunità, a chi vuole, di imparare un lavoro che potrebbe aprire un mondo nuovo di opportunità.
Il riconoscimento della persona per come si presenta: sarebbe molto importante nella vita quotidiana e risolverebbe molte situazioni spiacevoli che troppo spesso accadono.
Il Governo di un Paese che si dice civile deve lavorare per le persone, osservando la Costituzione che impone l’uguaglianza dei cittadini per sesso, razza e religione.
Invece questi Governi di preti, suore e ballerine pensano a se stessi dimenticando che sono lì per altro.

Perchè secondo te, in una parte dell’opinione pubblica, la parola “trans” è associata a quella della “perversione”?
Siamo ripetutamente massacrate dai giornalisti che ci descrivono come soggetti deviati, prostitute per vocazione, caricature senza sentimenti… il messaggio è sempre questo: “viados” ovvero deviato, una parola bruttissima che si usa in Sud America per offendere gay e trans; da intendere in senso dispregiativo così che chiunque entri in contatto con noi sarà indotto a pensare il peggio possibile.
Un esempio di ciò sono i recenti fatti di cronaca, dove si constata la transfobia di chi ci descrive, umiliandoci, chiamandoci al maschile, ignorando la nostra difficoltà a fare accettare la nostra identità di donne. In questo modo l’opinione pubblica riceve un’informazione falsata della verità all’unico scopo di emarginarci.

Perchè delle battaglie dei gay si parla spesso, e di quelle dei transessuali pochissimo?
La comunità gay non ci rispetta come dovrebbe. C’è una grossa frattura tra le comunità glbt, nel senso che c’è un grande pregiudizio tra i gay e le trans, tra le trans e le lesbiche e così via.
In questo modo si forma una catena di incomprensioni piramidale dove chi è sopra discrimina chi è sotto quando invece siamo tutti nella stessa situazione e nessuno è sotto o sopra a nessuno. Siamo solo differenti tra di noi.
Fino a quando la comunità non prenderà coscienza che non esiste una diversità e che non può esistere tra persone che devono lottare per un ampio riconoscimento dei propri diritti, non risolveremo la situazione attuale.

Quale appello vuoi rivolgere alle transessuali di Parma?
Mi rivolgo a tutta la categoria trans, dobbiamo pensare in grande, nel senso che le battaglie da combattere sono comuni a tutte noi, rimanere in contatto e collaborare a vicenda sarebbe una buona soluzione.
Aiutare chi è meno fortunata ad uscire da situazioni poco limpide e praticare la solidarietà sono le mie proposte. Non saremo mai accettate, se prima di tutto non diamo un’immagine di serietà e di unione d’intenti tra di noi.