Il PCI di Parma vive ancora, in una serata su Zoom (di Andrea Marsiletti)

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E’ stata davvero una bella serata quella di venerdì sera per coloro che hanno partecipato al webinar su “Quando a Parma c’era il PCI…“.

E lo scrivo non perchè sono stato un promotore dell’iniziativa, ma perchè è stato obiettivamente un successo.

In molti hanno aderito a quella che è stata, nei fatti, una riconvocazione della segreteria della Federazione provinciale del PCI di Parma. Una chiamata attesa da tanti, troppi anni. Ma si sono collegate anche persone che non hanno fatto parte di quella storia, perchè più giovani o democristiani, interessate al taglio storico e culturale dell’evento.

All’inizio ho intrattenuto io presentando i numeri della forza del PCI nella nostra provincia in termini di voti e di iscritti, Comune per Comune (leggi), in attesa che i ritardatari si collegassero e nessuno di loro perdesse il piatto forte degli interventi dei relatori.

Al di là del mio ruolo operativo di moderatore, a presiedere l’incontro, nei fatti, com’era giusto fosse, c’era Mirco Sassi, il segretario del PCI di Parma dal 1976-1983, la personalità comunista più autorevole e riconosciuta della nostra provincia, il punto di riferimento di tutti i compagni, non solo della sua componente del centro berlingueriano. “Il” segretario ha aperto la serata sul tema “1975/1985, l’apogeo e l’inizio del declino” (video).

Quindi ha preso la parola il migliorista Sergio Serventi, militante PCI e dirigente della sanità pubblica regionale, che ha ripercorso la sua esperienza da ex cattolico del dissenso nel PCI. “Sarà anche di destra, ma nel ’68 Serventi ha occupato la Cattedrale di Parma” mi ha scritto un compagno sulla chat di Zoom. (video)

Non poteva mancare nella discussione la rottura di Mario Tommasini. A parlarne è stata Marcella Saccani, tommasiniana di ferro, “Io con un eretico per amore”, che ha ricordato la figura di Mario, pur rimarcando la sua contrarierà a quella spaccatura della sinistra che ebbe come conseguenza la vittoria di Elvio Ubaldi (video).

Claudio Rossi, ex sindaco di Fidenza, ha ragionato su “La rottura sentimentale all’interno del PCI”, non lesinando critiche esplicite al partito comunista quando al suo interno si è affermato il professionismo della politica nelle Istituzioni pubbliche, riscuotendo non pochi consensi. (video)

“L’altra Italia: il PCI come scuola di formazione alla democrazia” era il titolo dell’intervento di Antonio Liaci, militante PCI e ultimo segretario DS, che ha raccontato anche la sua esperienza giovanile nel PCI pugliese.

Franco Ferrari, membro della segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista, si è scelto un argomento impegnativo quale “La crisi del partito anticapitalista di massa”, ma alla fine è stato all’altezza del compito.

Infine è arrivato il “bego nella minestra”, il guastafeste, Pietro Previtera, professore di storia e filosofia e militante marxista, che ha portato una prospettiva inusuale, quella de “Il PCI visto da un 40enne trotzkista”. E’ lui a puntare il dito contro il PCI per la sua “doppiezza stalinista” e per aver svolto un ruolo di tappo alle spinte insurrezionaliste delle masse popolari culminato nel compromesso storico con la DC. E’ lui, spregiudicato e irriverente, che pronuncia la parola “rivoluzione”… consapevole di bestemmiare in chiesa, nella sacralità dell’ortodossia del comunismo italiano. (video)

Con non poche mie difficoltà a controllare le aperture dei microfoni da parte dei presenti che pressavano per intervenire nel successivo dibattuto, sono riuscito a dare la parola al segretario provinciale del PD, nonchè sindaco di Salsomaggiore, Filippo Fritelli, che, pur premettendo di non appartenere a questa storia, si è complimentato per una qualità così alta degli interventi come in poche altre occasione gli era capitato di assistere.

Già, dal webinar emergevano una voglia di discutere e ragionare, financo un’idealità inimmaginabili per la politica degli slogan e degli insulti di oggi.

Apprezzabile per temerarietà Francesco Zanaga, coordinatore provinciale di Italia Viva, che ha preso la parola osando introdurre il renzismo, nella tana del leone. Nessuno ha chiesto la sua epurazione da Zoom, neppure un attacco. Allora forse è vero che nel PCI, prima della cesura perentoria del centralismo democratico, c’era la democrazia interna.

Preziosi sono stati i contributi di Renato Delchiappo, dirigente comunista nella bianchissima Valtaro, di Gianni Cugini, già vicesindaco di Parma, che a stento sono riuscito a limitare nell’elencazione dei risultati amministrativi della giunta di cui faceva parte, di Graziano Frigeri sulla cellula Lenin, di Lorenzo Lavagetto sulla politica contemporanea e di altri partecipanti.

Dopo quasi tre ore di discussione, in cui ciascuno ha evidenziato e attualizzato l’aspetto del PCI che più sentiva proprio, la parola è tornata, e non poteva essere altrimenti, al segretario Mirco Sassi per le attese conclusioni. A mezzanotte dà la linea, non tanto sul passato, ma sulle prossime scadenze elettorali. Affronta il tema delle comunali di Parma nel 2022 e del rapporto tra centrosinistra ed Effetto Parma. Non anticipo nulla delle valutazioni di Sassi, perchè pubblicherò il suo intervento (e quello degli altri relatori) nei prossimi giorni.

Alla fine, quando c’era da sciogliere le righe, prima dei saluti, anche affettuosi, tra i partecipanti, è emersa forte la richiesta di dare continuità all’evento in chiave storico-politico-culturale.

Secondo me, per il contesto così evocativo e il livello del dibattito, quello di venerdì è stato uno degli incontri politici più belli realizzati a Parma negli ultimi 30 anni. A memoria non me ne sovviene uno più bello.

Andrea Marsiletti

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