Le opposizioni divise che vogliono unire gruppi civici immaginari (di Andrea Marsiletti)

Lombatti

Divide et impera“, traducibile in italiano come “dividi e comanda”, è un detto latino che definisce una strategia politica finalizzata al controllo di un territorio o di una popolazione attraverso le sue divisioni. In pratica si provocano rivalità e si fomentano discordie in modo da evitare che piccole entità, ciascuna titolare di una quantità di potere, si uniscano in un solo centro di potere. In altre parole si impedisce che il potere dell’opposizione possa compattarsi contro un obiettivo comune.

Gli antichi romani controllarono così il loro vastissimo impero.

La stessa strategia, per venire ai giorni nostri, venne utilizzata dal Belgio che, per favorire i suoi interessi coloniali nel Ruanda, fomentò l’odio interetnico tra gli Hutu e i Tutsi, le due principali etnie del paese, che sfociò in uno dei più sanguinosi genocidi della storia dell’umanità con 500.000 persone massacrate in soli cento giorni a colpi di armi da fuoco, macheti e bastoni chiodati.

Arrivando a Parma, la divisione dell’opposizione in Consiglio comunale di Parma è già molto visibile e si è realizzata spontaneamente, senza che Guerra ci abbia lo zampino, mi viene da dire senza che Guerra neppure se ne interessasse.

E’ notizia di oggi la partenza in contemporanea di due iniziative “federative” del civismo lanciate dai banchi delle minoranze, molto simili ma autonome e antagoniste.

Sono quelle di Pietro Vignali e di Dario Costi.

Il primo vuole creare un Governo Ombra e un Centro Culturale che possano diventare i difensori civici della città (leggi).

Il secondo propone “come un movimento (non un partito) che crei uno spazio di discussione per quella onda civica montata durante le elezioni amministrative.”

E mentre entrambi esprimono la volontà di federare e allargare, le compagini con le quali si sono presentati alle elezioni si stanno frammentando.

Per quanto riguarda Vignali, alla luce del deludente risultato complessivo della coalizione (pur con un importante performance della lista civica di Vignali) nè la Lega nè Forza Italia riproporrebbero il progetto politico che stava dietro alla sua candidatura a sindaco che li ha portati ai minimi storici del 4% e 2,5%. Praticamente annientati. Un’iniziativa elettorale criticata duramente fin dall’inizio da Fratelli d’Italia (in consiglio con due rappresentanti) che, a maggior ragione se si tornasse presto a votare per le politiche, inevitabilmente, essendo il primo partito a livello nazionale e il primo partito del centrodestra a Parma, rappresenterà l’interlocutore principale per Lega e Forza Italia. Credo che il progetto Vignali-Lega sia già morto e sepolto. Anche e sopratutto per la spinta di Giorgia Meloni oggi il centrodestra in città è Fratelli d’Italia.

L’alleanza di Dario Costi si scomporrà in consiglio comunale in tre mono-gruppi: quelli di Costi, di Civiltà Parmigiana e di Azione di Carlo Calenda. Quell’esperienza civica determinerà la nascita del gruppo di un partito nazionale di centrosinistra e il ritorno dopo tanti anni del simbolo della campana di Elvio Ubaldi.

Del resto questa coalizione si divise subito il giorno dopo il primo turno elettorale quando Costi espresse equidistanza al ballottaggio tra Guerra e Vignali, e un secondo dopo Civiltà Parmigiana e Azione dichiararono che non avrebbero mai dato un voto a Vignali (primari esponenti di Azione parteciparono alla chiusura della campagna di Guerra al ballottaggio).

Per non parlare dei Verdi che al ballottaggio invitarono a votare per Michele Guerra, e che nulla vorranno spartire con le federazioni civiche di Vignali e Costi.

Vignali, Costi e Bocchi insieme hanno raccolto il 42% dei voti, che si frazionerà in 6 gruppi distinti, alcuni dei quali in competizione quando non visceralmente ostili tra loro.

Mai un 42% ha contato così poco.

Prima di pensare a federare gruppi civici in mobilitazione che vedono solo loro (come qualcuno nel bunker che spostava carri armati immaginari), io proverei a unire l’opposizione in Consiglio comunale su qualche tema.

Se c’è riuscito il Pd, possono farcela anche loro.

Andrea Marsiletti