Rugby: umiltà, rigore ma soprattutto un sano lavoro di squadra: ecco gli insegnamenti del campione Mauro Bergamasco

Quasi parmigiani

Appuntamento sportivo con Quasi Parmigiani su RadiorEvolution.

Nella nona puntata del programma gli autori e conduttori Andrea Coppola e Fabio Manis hanno trascorso un’ora in compagnia del campione di rugby Mauro Bergamasco. Una vita con la palla ovale fra le mani, 15 anni di carriera ad alti livelli che l’hanno portato ad essere un pilastro della Nazionale italiana, nonché uno dei giocatori con più presenze all time. Nome sicuramente non nuovo per i parmigiani, dato che nel 2012 scelse di sposare il progetto della neonata franchigia “Zebre Rugby Club” – con sede proprio a Parma – in cui vi restò per i successivi 3 anni, fino al ritiro dall’attività agonistica nell’ottobre 2015.

Una famiglia di sportivi quella dei Bergamasco, con il padre e il fratello anche loro rugbisti e la mamma agonista nel basket. “La famiglia di mio padre (di origine padovana) per esigenze lavorative si spostò nel rodigino, provincia nativa di mia madre, e lì gli sport più famosi erano il rugby maschile e il basket femminile. La loro mentalità ed educazione ‘sportiva’ mi hanno sicuramente aiutato quand’ero ragazzo”. Anche il fratello minore Mirco, 4 anni più piccolo, decide subito di iniziare a giocare a rugby, aiutato forse dai trascorsi del padre e dal percorso già avviato del fratello maggiore. “Da secondo fratello ha avuto effettivamente la strada un po’ spianata, perché guardava i miei comportamenti e le mie mosse e imparava. C’è sempre stata sana competizione fra noi, anche perché avendo ruoli differenti era difficile fare un confronto. Sicuramente c’era competitività: da piccoli, quando finiva l’allenamento con la squadra, aspettavamo nostro padre giocando delle partite 1 contro 1 a tutto campo, abbiamo corso un bel po’”.

Il rugby è noto per essere uno sport nobile, che fa dell’umiltà una delle sue armi vincenti: “Per stare in squadra l’umiltà è fondamentale, soprattutto perché bisogna sempre ascoltare tutti e dal punto di vista di ognuno si può imparare qualcosa. In campo si da sempre il massimo e si cerca di fare il maggior numero di punti anche per rispetto degli avversari, non esistono perdite di tempo.” Rispetto dovuto anche alle sanzioni previste in caso di gioco scorretto: ”Con solo un cartellino giallo devi restare fuori 10 minuti e metti in difficoltà la tua squadra, che è costretta a giocare in 14 invece che in 15”.

Il rugby ha portato il campione della nazionale anche a giocare per ben 8 anni in Francia, a Parigi. “La cucina casalinga francese devo dire che è molto buona ed è simile alla nostra, soprattutto nel centro-sud. Poi io sono un tipo goloso, è difficile trovare qualcosa che non mi piaccia”. Poi parla dei parigini e di Parigi: “Devo fare una premessa fondamentale: Parigi non è la Francia e la Francia non è Parigi. È una metropoli, ci sono tante differenze con il resto del paese. Ho notato che sono molto patriottici, molto fieri di essere francesi. Comunque lì il rugby era molto seguito e questo mi ha sicuramente aiutato ad ambientarmi”.

Bergamasco racconta poi uno dei momenti più brutti della sua carriera, un presunto gesto scorretto ai danni del gallese Lee Byrne. Presunto perché, come ricorda lui stesso, in realtà non avvenne: “Fui accusato di aver messo le dita negli occhi a Byrne, uno dei gesti più gravi nel rugby, ma in realtà non fu così. Purtroppo dalle immagini non si vedeva nulla, finii in commissione disciplinare e mi squalificarono per 14 settimane.”

Finale di puntata più ‘tenero’: si parla del figlio di Mauro nato nel settembre 2016 e di quella che arriverà fra appena un mese: “È una delle partite più importanti della mia vita, perché non puoi prepararla come nel rugby. L’impatto è stato positivo, mi sono sentito subito a mio agio, e non mi sono preoccupato prima di come sarei stato come padre.”

Appuntamento a giovedì 18 aprile con Quasi Parmigiani e un nuovo super ospite ad attenderci.

Daniele Gippetto