INTERVISTA – Michele Guerra: “Sogno una Parma in cui da un momento all’altro si potrebbe anche essere felici…”

Assessore, dal suo ingresso nella nuova Giunta comunale di Parma con la delega alla cultura, si è avuta la percezione di un feeling ritrovato a livello culturale cittadino…

Se l’impressione è stata che il feeling fosse buono mi fa piacere. Io ho semplicemente cambiato posto; diciamo che mi sono seduto in un’altra fila, ma sempre all’interno del comparto che frequento per mestiere. Ho grande stima di chi opera in campo culturale in questa città e ho avuto occasione, prima di questo incarico, di collaborare dall’Università con molti di loro. Rispetto al feeling questa non è una cosa da poco.

Quali sono le linee guida del suo assessorato?

Su questo potrei intrattenerla qualche ora e alla fine mi rammaricherei di non averle detto tutto. Metto a fuoco tre punti.
Il primo riguarda l’affidabilità. Un assessorato alla cultura deve meritarsi la fiducia di chi lavora in un campo così vario e complesso, dev’essere considerato un interlocutore affidabile e responsabile, che sa farsi carico dei problemi, che sa comprendere le necessità, spesso estemporanee e mutevoli di un tale settore, che sa esprimere al contempo capacità gestionale e sensibilità intellettuale. Molto difficile. Però bisogna ripeterselo ogni giorno. Dobbiamo lavorare per costruire una struttura che comprenda il dovere dell’affidabilità e se ne faccia carico.
Il secondo punto ha a che fare con il metodo di lavoro ed è un punto che sento particolarmente e che si rivolge molto verso l’interno. Si tratta di un lavoro sul gruppo. Se ogni persona che lavora in assessorato si sente parte di una squadra e vive integralmente il valore del suo lavoro tutto diventa possibile. In questo anno e mezzo abbiamo messo a punto un metodo di lavoro che ha dato risultati inattesi e che resterà.
L’ultimo punto è l’altra faccia di questo spirito di squadra, stavolta rivolto all’esterno: se lavoriamo in questo modo anche con i nostri interlocutori e se favoriamo la loro capacità di collaborare diamo vita ad un’energia che può supplire in molti casi anche alle ristrettezze in cui spesso si ritrova la cultura.

Un autunno 2018 di eventi interessanti: un Parma Film Festival molto vitale, la mostra in corso “Dall’Espressionismo alla nuova Oggettività” a Palazzo del Governatore e, in ottobre, un Festival Verdi piuttosto rinnovato e coinvolgente. In sintesi, c’è vita culturale nuova a Parma?

Sulla vita culturale la risposta è sì. Parma è una città la cui offerta mi pare oggi estremamente varia e di qualità. Mi perdo io stesso molte cose, perché dovrei essere fuori casa tutte le sere. Ci viene anche riconosciuta questa vitalità e naturalmente mi fa piacere; qualcuno addirittura dice che c’è troppo, ma non esageriamo… Ciò che spero si intensifichi e migliori è piuttosto la partecipazione culturale attiva della cittadinanza, rispetto alla quale il margine di crescita è ancora alto. Si tratta di un processo lungo e che necessita di ascolto e tenacia. Credo che la strada sia quella giusta, vedremo cosa ci riservano i prossimi tre anni.

Parma 2020 è insieme un riconoscimento prestigioso e un obiettivo fondamentale: a che punto sono i lavori di programmazione? Quale obiettivo vi ponete principalmente di conseguire?

I lavori procedono con il giusto passo, si tratta di una macchina complessa che va assemblata e condotta con grande cura. Da poco è uscito il bando pubblico che implementerà i progetti del dossier e osserviamo con soddisfazione la crescita della partecipazione, dello scambio di idee e della consapevolezza che si tratta di una occasione di crescita per ogni singolo cittadino di Parma, della sua provincia e dell’area vasta emiliana. Io spero di non vedere i risultati del 2020 in quell’anno, spero che mi appaiano pian piano nel 2021, nel 2022 e negli anni successivi e che parlino di una città che ha inteso la centralità e la trasversalità della cultura, di una città che ha aumentato le sue domande culturali e che sa programmare insieme.

“Parma, Città della Musica” …un vecchio slogan che, al tempo stesso, è un’attualissima verità. Eppure si ha la sensazione che molto di più si possa fare… Come coniugare la grande tradizione del Teatro Regio con l’innovazione, anche nella produzione musicale originale?

Parma è una città musicalmente vivissima, non è vero, come spesso mi capita di sentire, che c’è solo il Teatro Regio. E’ vero, senz’altro, che il Regio è l’istituzione che riceve più risorse e allora preferirei che si arrivasse dritti su quel punto piuttosto che fermarsi più ambiguamente sul “non c’è solo Verdi…”. Abbiamo realtà come Traiettorie, Parma Jazz Frontiere, Barezzi, la Società dei concerto, il Conservatorio, la Toscanini, Casa della Musica (e dimentico qualcuno) che riempiono le nostre stagioni di un’offerta varia e di enorme qualità e dall’anno scorso è nato anche il Cittadella Music Fest. Si può lavorare di più sull’underground e sui giovani, questo sì. E abbiamo alcune idee.

Quale posto hanno i giovani nel suo pensiero di assessore? Come far emergere la creatività che le nuove generazioni portano naturalmente in dote?

I giovani hanno un posto particolare e non solo per la delega alle politiche giovanili, per il mestiere che faccio e che mi tiene tutti i giorni in mezzo ad una tipologia specifica di giovani qual è quella degli studenti universitari. Nei giovani trovi l’energia, la creatività più bruciante. Da assessore i lavori coi Centri Giovani, la vita del Distretto del Cinema, la sperimentazione dello spazio autogestito dai giovani artisti in via Melloni sono state tra le esperienze più formative in questo inizio mandato e tra poco presenteremo altre importanti iniziative. Se ho imparato una cosa è che i giovani hanno bisogno di “aria”, devi creare lo spazio perché possano agire, non devi pensare tu a come lo faranno, te lo spiegheranno loro quando avvertiranno di essere liberi. E se sentono questo diventano anche più responsabili e maturi di quanto si possa credere.

Un sogno nel cassetto che vorrebbe vedere realizzato entro la fine del mandato…

Passeggiare per Parma e sentire un’elettricità positiva che ti faccia pensare che è una città in cui da un momento all’altro si potrebbe anche essere felici…

Alberto Padovani

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