Cinquanta sfumature di primarie: da Mishima al gotha dei sindaci Pd della provincia

Fino ad ora erano stati mossi sulla scacchiera politica del centrosinistra di Parma dei pedoni: qualche ammiccamento, scaramuccia interna, piccione viaggiatore verso e da Pizzarotti, un pò di “stop and go” che hanno suscitato lo stesso entusiasmo della Ferrari di quest’anno.

Niente di più, nulla di che.

Con la sua richiesta di primarie per la selezione del prossimo candidato sindaco del centrosinistra alle comunali di Parma del 2022, il capogruppo del Pd Lorenzo Lavagetto ha mosso l’alfiere. (leggi: INTERVISTA – Lorenzo Lavagetto (Pd): “Le primarie sono il primo strumento di selezione del candidato sindaco alle prossime comunali di Parma”)

Ed ha subito creato scompiglio: “ma cosa sta facendo?”, “non ci posso credere, l’ha detto veramente?”.

Lavagetto non ha commesso alcun atto rivoluzionario, ha chiesto al Pd di procedere con le regole che il partito si è auto-imposto per Statuto: le primarie.

Un pò di sconcerto, a dire il vero, è più che comprensibile, perchè abbiamo ancora tutti negli occhi l’utilizzo kamikaze delle primarie che fece Paolo Scarpa, che fu la premessa per il suo successivo disastro elettorale.

Quelle primarie ricordarono per spettacolarità e cruenza il suicidio in diretta TV dello scrittore giapponese Mishima. Siamo nel 1970, Mishima occupa l’ufficio di un generale e dal balcone e, davanti a un migliaio di soldati, pronuncia la sua ultima glorificazione dello spirito millenario del Paese e dell’Imperatore. Al termine del discorso si toglie la vita tramite seppuku, il suicidio rituale dei samurai: si squarcia il ventre con un pugnale e poi si fa decapitare la testa da un amico fidato perché il dolore non gli sfiguri il volto.

Ma il medesimo strumento delle primarie ha selezionato con successo tutti i più forti sindaci del centrosinistra della provincia, dei Comuni più grandi: Andrea Massari a Fidenza, Filippo Fritelli a Salsomaggiore, Maristella Galli a Collecchio, Diego Rossi a Borgotaro, Nicola Cesari a Sorbolo. Il gotha degli amministratori Pd è nato così. Anche gli ultimi parlamentari di centrosinistra eletti a Parma sono stati scelti con questa modalità.

Le primarie non sono in sè nè buone nè cattive, vanno giudicate in modo laico, caso per caso. Sono uno strumento di partecipazione democratica da utilizzare nei casi in cui non si riesca a raggiungere una soluzione unitaria (circostanza che capita spesso in politica, spessissimo nel Pd di Parma), la cui riuscita o il cui fallimento sono nelle esclusive mani dei protagonisti del processo.

Lavagetto ha poi invitato il Pd e il centrosinistra a iniziare subito un confronto con la città per dare un’identità alla coalizione e definire un programma per il futuro. No, questo atto eversivo non glielo perdoneranno.

Rimane il fatto che, ponendo il tema delle primarie, Lavagetto ha messo a segno un colpo di posizionamento politico da maestro. Fino a qualche mese fa sembrava fuori dai giochi, da ieri ogni strategia a Parma o a Bologna dovrà fare i conti con la sua proposta, per assecondarla, aggirarla o impedirla. Da qui si parte… o se si parte da un’altra parte da qui bisogna prima o poi passare.

Lavagetto cerca di portare la decisione sull’alleanza o meno con Pizzarotti a Parma all’interno del centrosinistra locale. Questo ambito non oso dire sia per lui vincente, di certo è l’unico in cui può scendere in campo.

A Bologna non toccherebbe palla.

A Roma non sanno neanche chi è.

Lavagetto si è mosso.

In un contesto imbalsamato come quello del Pd di Parma, basta poco per apparire in fuga, a maggior ragione se hai tutta la scacchiera sgombra a tua disposizione.

Certo, però, che se la regina si convincesse a uscire fuori… per l’alfiere inizierebbe a farsi grigia.

Andrea Marsiletti