INTERVISTA – Caterina Bonetti (Pd): “Il Pd metta in campo un suo candidato. Le primarie di coalizione o di partito sono inevitabili”

Lombatti

Intervista di fine anno a Caterina Bonetti, consigliera comunale e presidente dell’Assemblea cittadina del Pd, alla quale abbiamo rivolto alcune domande dirette e “difficili”.

Il Pd di Parma all’ultimo congresso cittadino si è diviso in due: metà degli iscritti con te, metà con Vanolli. All’inizio del congresso come pensavi andasse a finire?

Da ben prima del congresso è chiaro che ci sono diverse anime nel centrosinistra e nel Pd. Solo che prima del congresso alcune di queste anime venivano date per scontate, passando loro “sopra” come se fossero irrilevanti, nonostante uno sguardo al consenso elettorale avrebbe consigliato atteggiamenti più prudenti. Anche per questo ho deciso di candidarmi, in accordo con il gruppo consiliare di cui faccio parte: per dare voce a quella parte di PD che si sentiva distante e mal rappresentata dal percorso politico intrapreso dalle segreterie cittadina e provinciale. Il risultato ha confermato che le mie sensazioni erano corrette. Del resto, l’alternativa alla mia candidatura sarebbe stata una candidatura unica, ma quel percorso sarebbe servito semplicemente a “nascondere” differenze troppo evidenti per non affrontarle apertamente e quindi con un forte rischio di essere destinata a fallire. Io credo che la vera unità si possa costruire solo riconoscendo la pluralità delle posizioni di cui tener conto nelle scelte, sia interne che legate ad altri partiti/movimenti. Altrimenti è una pretesa di unanimismo che non porta a una vera fiducia nè da parte degli iscritti, nè da parte degli elettori.

Che significato politico ha la tua elezione quasi all’unanimità a Presidente dell’assemblea cittadina del Pd? Avete trovato una quadra dentro al Pd di Parma?

E’ stato un riconoscimento del risultato congressuale e, allo stesso tempo, della necessità di un cambio di verso, anche e soprattutto in vista dei prossimi step per arrivare alla scadenza elettorale. Come ho ripetuto molte volte la questione non è mai stata quella di rivendicare “ruoli” o “incarichi” per me personalmente o per un mio gruppo di riferimento, quanto riportare la discussione politica nei circoli, il dibattito sul futuro della città fuori, fra le persone, nelle vie di Parma e non solo fra gli addetti ai lavori. Il segretario ha più volte espresso una disponibilità ad affrontare, già da inizio gennaio, la discussione sul percorso di avvicinamento alle elezioni che ovviamente include il tema delle primarie. La mia disponibilità per il ruolo di presidente dell’assemblea è condizionata all’effettivo sviluppo di questo di percorso. Devo quindi supporre che quanto leggo sui giornali in questi giorni in merito ai luoghi delle scelte politiche che sarebbero trasferiti ad altri tavoli, si sia frutto di fantasia

Da ben prima dell’esperienza in consiglio comunale, sei su posizioni politiche simili a quelle del capogruppo Lavagetto. Potrebbe mai succedere che sulla strategia delle comunali di Parma possiate dividervi con te su una posizione più morbida e lui su una più intransigente?

Capisco la domanda ma questo modo di vedere le cose non mi appartiene. Sono entrata nel gruppo consiliare “in corsa” e ho trovato tre persone, Daria, Sandro e Lorenzo, tutte di grande spessore umano e politico, diverse tra loro, ma capaci di costruire un dialogo costante non solo nel gruppo ma anche con tutti i colleghi della minoranza di centrosinistra. Penso che sia un modello di lavoro efficace che ha saputo anche valorizzare le differenti sensibilità (che esistono anche se appartieni allo stesso partito), trovando sintesi rappresentative, nell’interesse della città, senza eccessi di protagonismo. Non è facile, ma penso che così si sia costruita una solida unità sostanziale che ci ha permesso di esprimere con franchezza posizioni anche nette nei confronti della amministrazione, senza rinunciare alle nostre identità e a formulare proposte alternative. Quindi, chi ipotizza di dividere il gruppo consiliare, vivisezionandolo nei diversi componenti, distribuendo le magliette, sta sbagliando strada, fermo restando che dovremo sempre confrontarci sia nel gruppo sia con il partito e fermo restando che ho spesso condiviso le posizioni espresse dal capogruppo Lavagetto.

Esiste (se sì a quali condizioni) l’ipotesi che la tua componente del Pd possa sostenere la candidatura a sindaco di un assessore della giunta Pizzarotti?

Considero un valore l’unità del centro sinistra, ma questa comporta di per sé un cambiamento nell’indirizzo politico della città, non solo nella scelta del candidato Sindaco, ma anche nella compagine di governo. Esiste la possibilità di una convergenza? Io non penso ci siano stati a oggi i presupposti e la linea della coalizione è prima di tutto da verificare. Del resto se sono 9 anni che siamo all’opposizione delle ragioni ci saranno. Questioni nodali come stadio, polo logistico, tibre sono solo alcuni esempi di ciò che ritengo vada verificato.

Come dicevo il percorso con il quale si arriva alla definizione di una coalizione e i temi espressi sono il cuore della questione: è stato così nelle realtà in cui il PD ha avuto successo alle scorse amministrative.Ovviamente sono a conoscenza del fatto che si sta svolgendo un tavolo di centrosinistra (sul quale sospendo il giudizio non conoscendone né i contenuti né gli esiti) che vorrei si tenesse in pubblico, e non nel chiuso di quattro mura: penso che sarebbe una cosa mai vista prima, di grande importanza.

Si parla di assessori dell’attuale giunta come possibili candidati, ma io faccio parte del PD e ritengo che il mio partito abbia figure da spendere per le prossime comunali, un patrimonio politico da valorizzare e di cui ha inspiegabilmente rinunciato a parlare in questi mesi, favorendo l’appiattimento della discussione solo sull’attuale amministrazione. Avere più figure in campo è un valore per una coalizione, non un problema, sempre che il percorso generale sia condiviso. Fatte tutte queste considerazioni, credo sia inevitabile ricorrere alle primarie, che siano di partito o coalizione, e che nessuno debba aver paura di confrontarsi apertamente sui temi chiave della città e sulla visione generale. Quindi per concludere, credo che qualsiasi componente del PD, si tratti di quella che ha supportato la mia candidatura o quella dell’attuale segretario, dovrebbe sostenere una posizione forte del partito e di una sua o di un suo candidato prima di pensare ad altre possibilità. Questo dovrebbe essere il naturale senso di un’appartenenza politica credo, pur nell’apertura al dialogo e alla condivisione con tutte le forze di centro sinistra in campo.

Andrea Marsiletti