INTERVISTA – Michela Canova: “Il PD di Parma ha intrapreso una strada folle”

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Michela Canova, già sindaca di Colorno per due mandati, si è candidata a sindaco di Parma alle prossime amministrative, uscendo di fatto dal PD, dopo aver chiesto di fare le primarie.

Quale è la tua idea di città?

Una città che cambi completamente il suo volto, rispetto a quanto attualmente propone. Con un amministrazione che dia un’idea di gestione consapevole, una città fatta di spazi che non siano lasciati soli a stessi. Deve coinvolgere tutti gli attori del vivere quotidiano che negli spazi cittadini si muovono. Occorre un piano di intervento ad hoc, perché in questo momento la situazione è talmente degenerata che occorrerà necessariamente prevedere un comparto comunale che si dedichi alle situazioni di degrado. Ancora prima bisogna ripristinare i luoghi che necessitano di una manutenzione straordinaria, quindi fare una mappatura, definire gli interventi prioritari e ripristinare l’ordine e il decoro che ci si aspetto da una città come Parma con la sua storia e i suoi trascorsi. Deve essere un comparto che possa muoversi, pur nel rispetto delle regole, in modo agile, senza inciampare nelle lungaggini burocratiche.

Parliamo del tuo programma, quali sono i primi punti?

Nel mio programma ci saranno tutte le zone della città i 13 quartieri in cui è suddivisa e ognuno avrà un progetto ad hoc. Faremo una mappatura delle eccellenze, delle potenzialità e delle situazioni di difficoltà, per poi fare un piano di intervento su più livelli, dal piano edilizio fino all’inclusione sociale. Faccio due esempi. Oggi si parla molto di disagio giovanile e vediamo spesso fenomeni di violenza in centro che è il luogo della socialità. Noi vorremmo coordinare tutti i soggetti educativi come scuola, mondo sportivo, associazioni di volontariato per mettere in campo progetti che possano agganciare bambini e ragazzi e far emergere il talento di ognuno. Monitorare per fare in modo che non sfuggano i problemi e trovare soluzioni diverse rispetto alla violenza. Un esempio invece in ambito edilizio: pensiamo all’Ospedale Vecchio in Oltretorrente, è un edificio con grandi potenzialità, potrebbe essere, per esempio, un contenitore di arte contemporanea che a Parma manca. Una sorta di Pilotta, di Galleria Nazionale, un museo per un’altra tipologia di arte.

Quale è la tua posizione rispetto ai grandi temi che riguardano la città come per esempio l’aeroporto?

Pensando all’aeroporto, se la vocazione di quest’area è quella che viene sbandierata in ogni occasione e cioè di essere la famosa “Food Valley”, allora bisogna decidere quale percorso coerente con questa definizione si vuole costruire.

Il percorso coerente non può essere quello che va incontro alla creazione di un mega polo di logistica, di cui il cargo è solo uno degli elementi che lo compongano. Se fossimo privi di vocazioni alternative, avrebbe senso, ma dato che a noi non manca, il pensiero di impoverire il territorio con il cargo non mi sembra una buona soluzione. Per non parlare della questione ambientale. La nostra è un’area che, per varie ragioni, ha una pessima qualità dell’aria. Quindi bisogna valutare attentamente se ciò che si fa migliora o peggiora la situazione. L’aeroporto, secondo me, per certi aspetti può essere una ricchezza, però il nostro deve ancora potenziare la sua vocazione che è quella turistica. Ma è l’impresa che lo gestisce che deve occuparsene, non è un problema del pubblico.

E lo stadio?

Su questo sono basita. Credo che qualsiasi amministrazione che avesse avuto l’opportunità di avere un soggetto deciso a investire una quantità di denaro così importante sul suo territorio avrebbe dovuto creare le condizioni ottimali affinché tutto avvenisse nel miglior modo possibile.
Quello della ristrutturazione dello stadio è un progetto che non ha seguito nessun percorso di condivisione e, se anche fosse stato il migliore del mondo e non lo è, avrebbe incontrato problemi. Perché una cittadinanza che non viene condotta a maturare una soluzione resta spiazzata, anche perché non era previsto nel programma elettorale dell’amministrazione che è stata votata.
È vero che lo stadio c’era prima del quartiere, ma è altrettanto vero che il calcio è molto cambiato dagli anni ’20 ad oggi. Quando è stato costruito il Tardini non erano nemmeno ipotizzabili le dinamiche di oggi. È un po’ come quando si diceva che le fiere non andavano spostate perché erano sempre state al Parco Ducale. Le cose cambiano e le città si evolvono, l’approccio allo sport è profondamente diverso oggi e quel luogo già ora non soddisfa più le esigenze attuali.

Parma non ha un sindaco donna dai tempi di Mara Colla che è stata la prima, amministrando la città dal 1989 al 1992, potresti essere la seconda?

Io ho fatto il sindaco per 10 anni. Essere una donna mi ha aiutato molte volte nel prendere le decisioni. È vero che un paese non è una città, ma alla fine le dinamiche che si propongono sono le stesse, anche se in scala diversa. L’essere donna fa leggere le situazioni in modo differente, permette di valutare altre soluzioni rispetto a quelle classiche.

Come è stato lasciare il tuo partito, il PD?

Io considero che i partiti siano fondamentali nell’azione politica, però poi arriva il momento in cui ci deve essere chi ha il coraggio di far capire che la strada intrapresa non porta a nulla e soprattutto non fa che depauperare la storia e la forza che il PD si era costruito sul territorio. Penso che 10 anni di opposizione non possano essere cancellati in nome di un’opportunità politica che i più non comprendono e, per primi, coloro che votano centrosinistra.
È un tatticismo politico che niente ha a che fare con gli interessi della gente. Il mio partito ha intrapreso un percorso folle e in questo momento non posso che allontanarmene.

Nel caso tu restassi fuori dal ballottaggio, al secondo turno chi appoggeresti?

Io guardo i programmi, quelli chiari soprattutto e quello proposto da PD ed Effetto Parma dice tutto e il contrario di tutto e quindi non mi dà nessuna sicurezza su alcuni argomenti che mi stanno a cuore. Non mi sento di dare carta bianca a chi non mi dà garanzie.

Tatiana Cogo

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