Anatomia della fine del civismo a Parma (di Andrea Marsiletti)

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Per 25 anni Parma è stata la “città civica” per antonomasia, quantomeno in Emilia Romagna.

Dieci anni di governo di Elvio Ubaldi con Civiltà Parmigiana al 20% dei consensi, un mandato di Pietro Vignali alla guida di un listone senza simboli di partito, dieci anni di Pizzarotti per lo più nel segno di Effetto Parma in alternativa a centrosinistra, centrodestra e M5S.

Di tutte queste esperienza la più autenticamente civica, oltre che la più forte nel consenso, è stata quella di Ubaldi, la più fragile quella di Vignali già all’origine della sua elezione sotto il nome del suo predecessore (lista denominata “Per Parma con Ubaldi”), la più clamorosa (pur non la più apprezzata) è stata la riconferma di Pizzarotti da solo contro tutti (Ubaldi era appoggiato da Forza Italia, all’epoca al 30%, e Udc).

Oggi di questo civismo rimangono delle evocazioni, delle frasi fatte in campagna elettorale, delle briciole.

Dopo il tentativo fallito della “Lista civica nazionale”, a Pizzarotti non ha più niente a che spartire col civismo essendo diventato Presidente nazionale di Più Europa, un partito a tutti gli effetti. La stessa tessera che ha in tasca l’assessore allo sport Marco Bosi. A tenere alta la bandiera di Effetto Parma c’è il presidente del Consiglio comunale Michele Alinovi, che mentre la sventola dichiara di andare alle primarie del Pd per sostenere Stefano Bonaccini come segretario di un altro partito. Comunque la si voglia girare, Effetto Parma è un’esperienza ai titoli di coda, manca solo la volontà di prenderne atto.

Anche del civismo di Pietro Vignali c’è poca traccia. Dopo essersi candidati alle elezioni politiche per Forza Italia, oggi tratta al tavolo provinciale del centrodestra locale per conto del partito di Berlusconi. Non mi pare ci siano molte puntate sulla “Lista Vignali Sindaco” per il futuro di Parma; viceversa il ruolo di Vignali guida locale di Forza Italia è dato dai bookmaker alla stessa quota di Haaland capocannoniere in Premier League (1:1,02).



Civiltà Parmigiana alle ultime comunali ha raccolto il 4,6%, una percentuale di tutto rispetto, ma è la copia sbiadita dei tempi che furono, tra l’altro con qualche suo esponente iscritto a Italia Viva di Renzi. L’impressione è che vivano di ricordi, e il passato non può essere il tuo potenziale.

Dario Costi è riuscito a ottenere il 13,5% dei consensi (un risultato a mio giudizio stupefacente) e a interpretare un civismo reale, pur minoritario. Non è bastato: dal giorno dopo il primo turno la sua coalizione non gli è scappata dalle mani, è evaporata, arrivando fin a epurato. Costi ha fatto la fine di Ezov, il capo della famigerata Polizia politica NKVD, fucilato da Stalin per un eccesso di efficienza nelle purghe e poi rimosso da tutte le foto.

Michele Guerra non è mai stato un “civico”, fin qui non ha neppure dato l’impressione di volerlo essere e di voler radicare in città un suo movimento. Lo scrissi qualche mese fa, Guerra è un “indipendente”, come ha dimostrato anche la sua partecipazione come elettore alle primarie del Pd. E’ più civico il capogruppo della lista “Michele Guerra Sindaco” Antonio Nouvenne. Ma non conosceremo mai tutte le potenzialità di Nouvenne finché lui non si spingerà a scoprirle.

Il civismo a Parma è morto

Ma chi lo sa… se crediamo alla resurrezione dei morti alla fine dei tempi, possiamo credere anche a quella del civismo.

E se il civismo a Parma rimarrà nel sepolcro, amen, ce ne faremo una ragione.

Buona Pasqua a tutti!

Andrea Marsiletti

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