INTERVISTA – Lorenzo Lasagna: “Con Guerra finisce l’epoca della diversità parmigiana. La sfida di Vignali era disperata. Bui è stato la rivelazione”

Lombatti
Lorenzo Lasagna

Lorenzo Lasagna, già assessore comunale di Parma, è un attento osservatore della politica locale.

Lo abbiamo intervistato.

Prima delle elezioni hai scritto che Pietro Vignali era il miglior candidato per il Centrodestra (leggi). Ne sei ancora convinto?

A marzo la situazione del centrodestra parmigiano era già largamente compromessa. Vignali aveva in mano alcune chiavi per riaprire la partita, e in questo senso credo sia stato giusto buttarlo nella mischia. Certo, era un compito quasi disperato. O davvero pensiamo che altre soluzioni avrebbero dato risultati migliori?

Che giudizio dai sull’esito del ballottaggio?

Una vittoria netta, ottenuta per di più senza particolare sforzo. Non c’è mai stata contention… La sera del 12 giugno l’esito del confronto era già deciso. Colpisce il dato dell’astensionismo: non credo si possa minimizzare il fatto che l’attuale Sindaco è stato votato da un elettore parmigiano su quattro. Sono percentuali che attestano uno scollamento drammatico tra cittadinanza e classe politica. Vedo però che nessuno se ne dà pensiero: chi vince festeggia e chi perde si lecca le ferite…

Dammi anche un giudizio politico sul voto.

Con Guerra finisce l’epoca della ‘diversità parmigiana’ che era iniziata con Ubaldi e Tommasini, e proseguita con Vignali prima e col grillismo poi. La vittoria del campo larghissimo ideato da Bonaccini riporta Parma a tutti gli effetti dentro il sistema politico regionale, accanto a Modena e Reggio Emilia. Personalmente ho qualche timore sulle conseguenze, ma solo il tempo ci dirà se saranno maggiori i benefici o i costi di questa restaurazione.

Che compito attende Michele Guerra?

Banalmente, lo attende il governo di una città. Spero che la sua Amministrazione segni una discontinuità effettiva col decennio pizzarottiano, dal quale gli stessi uomini di Effetto Parma hanno preso congedo in fretta e furia, senza dare spiegazioni…



Auspichi discontinuità su punti specifici?

Va risollevato il profilo dell’intera azione amministrativa. Ripresa l’iniziativa, a trecentosessanta gradi. Ci sono interi settori, come il welfare, che da troppo tempo funzionano in una sorta di modalità provvisoria. E’ un lusso che Parma non si può permettere. Per fortuna l’Assessore Brianti è una persona esperta e di solida competenza. Con lui Guerra ha scelto bene. Si può essere fiduciosi, ma non bisogna perdere tempo.

Qual è stata la rivelazione della campagna elettorale?

Andrea Bui. Ha dato voce e dignità a proposte che normalmente il dibattito politico considera eretiche, irricevibili. Intendiamoci: quasi nulla di ciò che dice mi trova d’accordo. Ma ha saputo giocare, da perfetto outsider, un ruolo prezioso. Da liberale sono dispiaciuto che non sia riuscito ad entrare in Consiglio. Sono invece molto contento dell’exploit dei Verdi. La presenza di Ottolini tra i banchi dell’Opposizione è una buona notizia per Parma.

Lorenzo Lasagna è tornato ad occuparsi di politica?
Non ha mai smesso, in realtà. Si è solo ripresentata l’occasione di farlo in pubblico: Parmadaily, Lo Strajè… Dovessero essercene altre, valuterò se approfittarne. Ormai sono come Statler e Waldorf, i due anziani loggionisti del Muppet Show… mi concedo qualche commento ad alta voce dal mio palchetto. Sono i privilegi dell’età matura, per così dire.

La prossima maratona che correrai?

Valencia, a Dio piacendo.

Andrea Marsiletti