Politica & Cristianesimo: l’arianesimo non fu solo una disputa cristologica (di Andrea Marsiletti)

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Imperatore romano Costantino

TeoDaily – L’arianesimo, l’eresia del IV secolo che negava la natura divina di Gesù, fu sul punto di sopraffare e cancellare il cristianesimo romano (leggi anche: Se avesse vinto l’eresia ariana non ci sarebbe stato il Natale).

Eravamo sul crinale, bastava poco per cadere da una parte o dall’altra, perchè fossero gli uni a prevalere e gli altri a soccombere.

E’ come quando devi scegliere se invitare a cena una ragazza o chiederle di sposarti: o lo fai o non lo fai. Ciò determinerà il tuo destino. L’occasione per scegliere di nuovo non ci sarà più.

L’arianesimo si diffuse velocemente soprattutto in Oriente e in Africa, predicato da numerosi vescovi ma sopratutto tollerato e fin sostenuto da alcuni imperatori romani.

Mai come in quel periodo storico la politica, che per definizione agisce per fini politici, fu determinante per la sopravvivenza della religione cristiana e per la definizione di alcuni dei suoi dogmi di fede.

Fu l’imperatore romano Costantino, ovvero il potere politico, a prendere in mano la situazione e convocare il primo Concilio ecumenico della cristianità a Nicea (anno 325), non tanto o non solo con l’intento di dirimere il conflitto teologico tra ariani e cristiani romani, ma per porre fine agli scontri sociali tra le opposte fazioni cristiane che indebolivano la società e, con essa, l’unità dello Stato romano.



Papa Silvestro I, completamente succube di Costantino che non ebbe difficoltà ad autodefinirsi “vescovo dei vescovi“, non partecipò neppure al Concilio di Nicea (formalmente per motivi di età,) mentre l’imperatore fu presente a tutte le sedute che fece presiedere al vescovo Osio di Cordova, feroce oppositore dell’arianesimo e suo consigliere personale.

Il Concilio di Nicea si concluse con la condanna dell’arianesimo bollato come eresia, la destituzione dei vescovi di ispirazione ariana e l’esilio dello stesso teologo Ario.

Ma, già l’anno dopo, l’arianesimo, uscito dalla porta, rientrava dalla finestra: la politica revocò l’esilio per tutti i vescovi di fede ariana, Ario fu riammesso a corte e Costantino in punto di morte si fece battezzare dal vescovo ariano Eusebio di Nicomedia.



Con la presa del potere dell’imperatore Costanzo II, figlio ed erede di Costantino, l’arianesimo raggiunse il suo culmine. Al di là delle personali convinzioni religiose dell’imperatore, questi operò secondo precisi ragionamenti politici: se Gesù è un semplice maestro, e non un Salvatore, la Chiesa si riduceva a una comunità tutta umana, non più perfetta e d’origine divina. Diventava con ciò uno strumento di governo, fedele agli ordini dell’imperatore, che accentrava in sé ogni potere. L’eresia ariana venne utilizzata dalla politica per rafforzare il potere imperiale.

Costanzo II convocò vari Concili tra cui quello di Sirmio del 357 che, contraddicendo Nicea, mise al bando il termine “consustanzialità” (ovvero la condivisione della stessa natura divina da parte del Padre e di Gesù). I vescovi d’Occidente, più vicini alla Chiesa di Roma e al Credo niceno, che dissentirono alle nuove direttive teologiche furono imprigionati dallo Stato e costretti a piegarsi alle decisioni di Sirmio.


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Teologia, religione, spiritualità


Dopo Costanzo II divenne Imperatore Giuliano, ricordato da tutti come l’Apostata perchè cercò di reintrodurre il paganesimo. In primis Giuliano revocò tutte le leggi favorevoli ai cristiani e poi fece tornare i cristiani di fede nicena esiliati da Costanzo, convinto che le lacerazioni teologiche potessero indebolire il cristianesimo fino ad annientarlo.

Dopo la breve parentesi di Valente, prese il potere l’imperatore Teodosio che chiuse manu militari la questione ariana imponendo il cristianesimo romano e massacrando gli ariani e i pagani distruggendone chiese e templi. Con il cristianesimo che diventava religione di Stato unica e obbligatoria per volere dello Stato, anche il suo potere imperiale sarebbe accresciuto.

L’arianesimo venne così sconfitto all’interno dell’Impero romano, mentre fioriva a nord tra i popoli “barbari” che stavano minacciando i confini dello Stato, in particolare tra i Goti, Vandali e Longobardi. Anche qui entrava la politica, perchè i barbari identificarono nell’arianesimo l’unico fattore comune tra loro e di distinzione nei confronti dei romani cattolici.

La religione, suo malgrado, veniva, per l’ennesima volta, strumentalizzata dalla politica.

Anche la cristologia.

Chissà quale credo cristiano e quale Chiesa ci sarebbe stati senza le mazzate della politica del IV secolo.

Forse la Verità avrebbe trionfato lo stesso.

O forse no.

Andrea Marsiletti

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