Parma non è più la città dei diritti!

Da qualche giorno la nostra bella città, tanto fiera di essere per un biennio Capitale italiana della cultura, non potrà più fregiarsi di essere una Città dei diritti, un luogo dove vengono rispettati ed garantiti i diritti FI tutti e dove tutti i cittadini sono considerati alla stessa stregua, senza far distinzione tra cittadini di serie A e serie B… retrocedendo una fascia in serie Z…

Ciò è dovuto ad una sentenza del Tribunale che con un colpo di spugna ha annullato il coraggioso e giustissimo provvedimento del sindaco Pizzarotti che a fine 2018 aveva dato pieno ed egualitario riconoscimento giuridico ai figli di alcune coppie dello stesso sesso che avevano chiesto un rafforzamento delle tutele per i loro bambini.

Già in quell’occasione, il nostro primo cittadino, da sempre paladino dei diritti del popolo LGBTIQ+, aveva sollevato un polverone che aveva scatenato le ire di alcuni “cechi e retrogradi benpensanti” e che aveva incontrato lo stop e l’opposizione della Procura della Repubblica a Parma…la quale aveva bollato come illegittimo il.provvedimenti del sindaco friendly.

Ora il Tribunale ha dato ragione alla procura e al suo procuratore capo non sul l’illegittimità o meno dell’atto di Pizzarotti… ma ritenendo che per tale riconoscimento e per i diritti che ne conseguono è necessario che ci sia un legame biologico tra le madri…. e che l’adozione si può ottenere solo IB casi particolari.

La pronuncia del tribunale ha lasciato in tutti coloro che credono, si impegnano e sperano in un mondo uguale per tutti…tanto sgomento, amarezza e molta rabbia.Il popolo rainbow…non sa con chi prendersela, se con il legislatore (nazionale) o con i togati locali che applicano la lacunosa e obsoleta normativa in maniera ferrea e poco umanitaria.Per ora tutti tacciono, dal prode Federico agli avvocati delle supermamme, perché con calma devono studiare quali azioni e quali strategie mettere in campo.Non è così scontato il naturale e consequenziale appello… ma sicuramente non tace L’ottavo colore, la più grande, storica e rappresentativa associazione lgbtiq+ presente sul territorio parmense che, con un comunicato stampa firmato dalla sua fondatrice Valeria Savazzi, ha manifestato tutto il suo sdegno e la propria incredulità per quanto successo.Un pugno nello stomaco… questa l’espressione eloquente quanto amara usata dalla Savazzi per mostrare la rabbia, il dolore e il dispiacere per una decisione tanto ingiusta e discriminante.

È stata tolta alle madri e ai figli la dignità del loro rapporto e del loro status… una relazione che solo le madri sanno costruire e intessere con cure e attenzioni continue, stando accanto ai loro figl* con amorevolezza e discrezione…. riuscendo ad esser sempre presenti nei momenti belli e meno belli della vita delle loro creature. Bambini con due madri speciali e straordinarie che continueranno a ricevere affetto ma che non avranno la stessa tutela legale perché bel caso in cui la madre che li ha generati decedesse o fosse impossibilitata a prendersene cura, l’altra madre non avrebbe più alcun diritto e dovere a proseguire nel suo ruolo.

Come in questo caso, anche in tanti altri casi e imprevisti che la vita non risparmia a nessuno, i/le figl* di coppie LGBT rimarrebbero orfani di colpo.A questi bambini e alle loro madri è stato tolto non solo il riconoscimento ma anche quella spensieratezza che dovrebbe accompagnare le fragili vite dei piccoli e quelle irte di difficoltà e responsabilità di tutti i genitori.

Si dovrà continuare a lottare per ottenere dei diritti “sacrosanti”… a continuare a tenersi a galla in un vuoto legislativo vergognoso e sperare in una Giustizia più umana e che sia davvero ‘giusta” ed equa.Questo impegno non stancherà l’ottavo colore e i suoi ‘militanti” che avranno una ragione di più per continuare la propria ultradecennale lotta contro le discriminazioni

Raffaele Crispo