Michele Guerra, un sindaco più indipendente che civico (di Andrea Marsiletti)

Lombatti
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Credo non sia del tutto appropriato definire Michele Guerra un “sindaco civico”.

Essere “civico” non significa solo non appartenere ad alcun partito, magari perchè nessun partito ti cerca o vuole (e non è certo questo il caso di Guerra), ma avere un radicamento profondo e consolidato in città, un proprio movimento oliato e organizzato che vive nelle Istituzioni, negli Enti, nelle associazioni, nella città. Tanto per capirci, Elvio Ubaldi è stato un sindaco civico e Civiltà Parmigiana la sua storica emanazione elettorale, nata nel 1994 e tutt’oggi operativa, pur con percentuali ridimensionate.

Ammesso che ne abbia la volontà, la lista Guerra non è oggi un soggetto politico in città, sebbene a mio giudizio abbia un altissimo potenziale elettorale, già dimostrato alle comunali con un 8% venuto fuori dal nulla in un mese. Non ci sarà mai la controprova, ma, se la lista Scarpa raccolse il 13,7% dei consensi nel 2017, penso che la lista Guerra avrebbe preso almeno il 20% nel caso il nome “Guerra” non fosse stato concesso e diluito su tutti i simboli delle liste della coalizione.

Più che “civico”, ritengo che Guerra si stia rivelando “indipendente”.

Indipendente dai partiti, tanto dal pizzarottismo che si è spento come una candela al vento, ben oltre le proprie fragilità, quanto dal Pd che se in giunta si è visto riconoscere la metà dei membri è perchè rappresenta la metà della maggioranza consigliare e ha portato la metà dei voti della coalizione. Il Pd ha ottenuto da Guerra quello che gli spettava, non di meno, non di più. Cencelli non avrebbe potuto fare di meglio.



Indipendente dalla Regione Emilia Romagna come dimostrato con quel no pronunciato e confermato contro gli aerei cargo al Verdi che ha annullato due anni di dichiarazioni e impegni del Presidente Bonaccini, capo incontrastato della Regione non certo abituato a essere sconfessato.

Per lo stesso motivo, indipendente dall’Unione Parmense degli Industriali che non avrà i cargo (ma alla quale deve essere riconosciuto, in primis dall’Amministrazione comunale, il merito di aver sostenuto e fin qui salvato l’aeroporto di Parma).

Il mondo a cui appare più legato è quello suo originario che rappresenta la sua zona di confort, ovvero l’Università, a cui ha dato l’impressione di attingere volentieri.

Vedremo se Guerra saprà mantenere questa indipendenza fino alla fine.

Si sa che si parte incendiari e si finisce pompieri.

Non sarebbe una novità.

Andrea Marsiletti

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