Pyongyang: palazzi sovietici, pochi negozi, nessun consumismo

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vista Pyongyang

REPORTAGE DALLA COREA DEL NORD DI ANDREA MARSILETTI (autore del libro “Se Mira, se Kim” in fase di stesura).

Si legge che Pyongyang sia una città di 2,5 milioni di abitanti.

A dire il vero tutta quella gente non l’ho vista durante la mia permanenza nella capitale della Corea del Nord. Salvo rare eccezioni, i marciapiedi e le piazze sono poco affollati, quando non deserti.

Sicuramente non favorisce il “passeggio” la pressochè assenza di shopping dovuta al basso, bassissimo, profilo dei negozi. A Pyongyang non esistono i negozi come li concepiamo noi del mondo capitalista. La società comunista non incentiva il consumismo. Quindi la merce non è esposta in bella vista nelle vetrine, che spesso hanno persino i vetri un po’ oscurati. I prodotti si intravedono a fatica da fuori e sono per lo più collocati dietro al bancone.

I bar come li conosciamo noi non ci sono, al più lungo le strade sono collocati dei chioschi nei quali si può comprare cibo da consumare velocemente in loco.

La pubblicità è totalmente assente, essendo lo Stato l’unico produttore e il venditore dei beni. Nessun cartellone, nessuna insegna che non siano scritte quali “farmacia”, “ferramenta”, “alimentari”.

Sui marciapiedi non ci sono panchine. Le panchine sono installate solo presso le fermate dell’autobus.

Il traffico automobilistico è molto contenuto e la sua dimensione non giustifica di certo tante vigilesse che presidiano con le loro palette gli incroci della città. Le auto sono moderne e nulla hanno a che vedere con il parco-auto jurassico di Cuba.

I palazzi e le case sono abbastanza recenti e ben tenuti. Tanti i grattacieli. L’architettura un po’ sovietica conferisce agli edifici un fascino sobrio, severo, collettivo, con una serialità delle forme che nega ogni individualismo.

Poche, pochissime persone alle finestre o ai balconi, mai delle lenzuola o dei vestiti appesi fuori.

Gli spazi urbani sono tutti pulitissimi. Mi ha impressionato il non aver mai visto una cartaccia per terra in una settimana. Percorrendo la città si notano donne chinate per terra che fanno manutenzione delle aree verdi a mano.

Nessuno chiede l’elemosina e dorme per strada.

Pyongyang è l’opposto di una città multietnica: nessuno straniero, sia esso europeo, africano, americano. L’unica razza è quella coreana.

Premesso che noi abbiamo fatto molto pullman e calcato pochi marciapiedi, la sensazione era quella di vivere in una città nella quale la sicurezza è assoluta. La presenza dei militari è capillare. Ladri, borseggiatori, prostitute e loro sfruttatori, balordi, spacciatori, tossici, ubriachi sono categorie umane sconosciute in Corea del Nord. Se mai esistesse qualcuno di loro, non vorrei essere nei loro panni…

Andrea Marsiletti

REPORTAGE DALLA COREA DEL NORD (05-12 settembre 2016). Di Andrea Marsiletti

1. I giovani cantano il Maresciallo Kim Jong Un. Video

2. Arrivo a Pyongyang… in una suite dell’hotel Koryo

3. La Torre Juche: la torcia dell’ideologia

4. L’arte del socialismo reale nella metropolitana di Pyongyang

5. Un inchino davanti alle statue di Kim Il Sung e Kim Jong Il

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