† Terra Santa 13 – Come Giuda nell’orto degli ulivi. E Dio mi ammonisce… (di Andrea Marsiletti)

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TeoDaily – Reportage dalla Terra Santa – Il Getsemani, conosciuto anche come “orto degli ulivi”, è un piccolo oliveto appena fuori dalle mura di Gerusalemme sul Monte degli Ulivi, in cima al quale Gesù, secondo i Vangeli, si ritirò dopo l’Ultima Cena prima di essere tradito da Giuda e arrestato dai soldati romani.

E’ qui che Gesù trascorse la vigilia della sua cattura, a pregare, da solo mentre tutti gli apostoli dormivano, su una pietra che la tradizione ha individuato in quella oggi custodita all’interno della Chiesa dell’Agonia costruita di fianco all’orto degli ulivi.

Su questa roccia Gesù pregò e sudò sangue chiedendo al Padre di allontanare da lui il calice che rappresentava la Passione e la Morte.

Qui l’angoscia di Cristo diventa quasi tangibile.

Alzando gli occhi si vede il dipinto del bacio di Giuda. Giuda il traditore, per la precisione.

Già, perchè se il Giuda cristiano è quello avido che tradisce, il Vangelo gnostico di Giuda ribalta la sua nomea, da voltagabbana a santo. Questo testo apocrifo riscatta l’apostolo maledetto che viene innalzato ad apostolo preferito di Gesù al quale il Messia svelò i misteri più importanti quali quelli del Paradiso e della cosmologia gnostica. Per gli gnostici il mondo materiale fu creato dal malvagio Demiurgo e contiene tutto il male. Allo stesso modo il corpo è la prigione dell’anima. Da qui la santificazione di Giuda, al quale Gesù affidò la missione più grande: tradirlo col suo bacio per portarlo alla morte, liberarlo dalla corporalità e restituirlo alla sua dimensione puramente spirituale.

Quel bacio non fu un tradimento ma un evento provvidenziale, un atto d’amore, l’esecuzione di un ordine di Gesù che aveva bisogno di quel gesto per portare a termine la sua missione terrena. Giuda obbedisce e compie un’azione pia. Nel Vangelo di Giuda non si parla della crocifissione né della morte di Cristo. Tantomeno, ovviamente, si fa menzione della resurrezione del corpo di Cristo. Il racconto termina con il tradimento di Giuda. Quello che conta per gli gnostici è che il corpo, un involucro in opposizione alla vera spiritualità, morirà e lo spirito continuerà a vivere.

Esco dalla Chiesa dell’Agonia con Giuda in testa e sotto la sua influenza malvagia, com’era avvenuto a Tagba sul lago di Tiberiade con la roccia sulla quale cenò il Risorto (leggi), mi colpisce, incontrollabile, la cleptomania religiosa: rubare un ramo di ulivo del Getsemani per poi piantarlo nel mio prato di casa.

Mi aggiro furtivo per il Getsemani, vedo un ramo d’ulivo sporgere vicino alla recinzione.

Se mi allungo posso raggiungerlo con la mano.

Ma un vigilantes mi becca subito, mi intima di desistere, meglio ancora di allontanarmi.

Che figuraccia!

Fin peggio di quella dell’avido Giuda.

Esco dall’orto degli ulivi e passo di fianco al giardino nel quale l’apostolo Pietro rinnegò Gesù per tre volte…. e il gallo cantò.

Sento cantare un gallo.

Penso si tratti di un’autosuggestione dovuta alla carica mistica del luogo.

Mi volto, e vedo davvero un gallo che canta.

Incredibile!

Non avrebbe davvero nessun motivo per interessarsi a me e dedicarmi del tempo, ma visto che vuole la salvezza di tutti, forse quel gallo è un segno di Dio, un richiamo come quello di Pietro, l’avvertimento a smettere di derubarlo.

Mi chiede di smettere di giocare con le reliquie.

Perchè, parafrasando Lenin, il reliquismo è la malattia infantile del cristianesimo.

Mi chiede di crescere, di fare un passo in avanti. Se sono capace.

Andrea Marsiletti

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